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Legge Costa, stop al silenzio della gogna mediatica sulle assoluzioni

La vera stoccata, nel meccanismo di sanzione a cura del Garante

di Dave Hill Cirio -

Enrico Costa


Con l’ok definitivo di Palazzo Madama l’assoluzione di un imputato viene trasformata da invisibile trafiletto in un diritto di pari risalto. E arruola il Garante della Privacy come giustiziere-lampo contro l’ergastolo del sospetto.

L’ok alla Legge Costa

Per decenni, l’informazione giudiziaria italiana ha risposto a un codice spietato quanto unanime. L’apertura delle indagini che conquistava i titoli a nove colonne, i dettagli voyeuristici degli atti che invadevano i palinsesti televisivi. E poi, il giorno del proscioglimento, la notizia che affondava nel silenzio, relegata a un trafiletto a pagina venti o sepolta nell’oblio digitale.

Un massacro reputazionale a senso unico che finisce qui. Da oggi, quell’iniqua gogna pubblica incontra un argine normativo invalicabile. Con il via libera definitivo del Senato, il disegno promosso da Enrico Costa diventa legge dello Stato, riscrivendo le regole del gioco tra diritto di cronaca e dignità della persona.

Al centro della svolta, il dramma di una comunità invisibile di vittime della giustizia mediatica. Le ricorda Costa: “Ogni anno 500mila cittadini sono assolti o vedono archiviato il loro procedimento penale, ma nel frattempo molti di essi sono stati sbattuti sui giornali, con tutti i dettagli delle inchieste, hanno visto la loro reputazione indebolirsi, compromettersi i rapporti familiari e lavorativi”.

Mezzo milione di persone mandate al macello mediatico, uscite completamente estranee dai processi ma marchiate a vita nella percezione pubblica. In Aula il senatore di FdI Sergio Rastrelli ha evocato la celebre lezione del giurista Francesco Carnelutti, “al centro di un processo c’è sempre l’uomo” e le indagini stesse finiscono per trasformarsi in un’ingiusta condanna prima ancora del giudizio.

Il ruolo del Garante

Per spezzare questa spirale, la riforma interviene direttamente sul Codice della Privacy introducendo una garanzia immediata e senza costi per il cittadino. Chiunque sia stato assolto, prosciolto o archiviato ha il diritto inderogabile di esigere da ogni giornale – cartaceo, televisivo, radiofonico o digitale — la pubblicazione dell’esito favorevole con rilievo, visibilità e proporzione pari al risalto dedicato all’accusa iniziale.

La vera stoccata, nel meccanismo di sanzione. Se la “stampa” fa orecchie da mercante, non serve più imbarcarsi in snervanti e costose cause civili. Il cittadino può azionare una semplice segnalazione informale al Garante per la protezione dei dati personali e scatta il blitz di un “arbitro-lampo”. L’Autorità ha l’obbligo di decidere entro 5 giorni e, imbracciando i poteri d’indagine e ingiunzione, può ordinare d’imperio la pubblicazione immediata della smentita. Il tutto senza gravare di un solo euro sulle casse dello Stato.

Lo scontro politico

Una materia sulla quale lo scontro politico rimane profondo. La maggioranza di centrodestra ha votato compatta, rivendicando la natura profondamente liberale dell’intervento. Per Stefania Craxi “non si può consentire che il sospetto sopravviva alla verità giudiziaria”, Roberto Rosso e Davide Bellomo rimarcano come non si possa concedere all’accusa un millimetro in più della verità processuale.

Dure anche le parole di Pietro Pittalis, che parla di un atto di giustizia per riabilitare il nome di chi ha pagato prezzi altissimi. Sul fronte opposto Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno scelto la via dell’astensione e fa rumore il voto contrario in dissenso del senatore dem Filippo Sensi: per lui, una stampa a rischio di rimanere schiacciata sotto la minaccia di sanzioni.

Eppure, il cuore del provvedimento travalica i tecnicismi. Nell’era della memoria digitale perenne, non può esistere una verità a due velocità. Perché se il sospetto fa rumore, da oggi l’innocenza accertata non potrà mai più essere condannata al silenzio.

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