Di Pietro cerca la sponda del centrodestra per sbarcare al Csm. Forza Italia insorge
La notizia del pranzo tra la punta di diamante del tridente d’attacco delle toghe di Mani pulite con il responsabile organizzazione del partito di via della Scrofa Giovanni Donzelli e alcuni deputati di Noi Moderati ha letteralmente mandato su tutte le furie gli alleati azzurri
Fumata nera ieri alla Camera dove deputati e senatori si sono riuniti in seduta comune per la prima votazione dei membri laici del Csm. Il nulla di fatto è tutt’altro che una novità. L’esito era infatti scontato. L’intesa per raggiungere la richiesta maggioranza dei tre quinti dell’Assemblea in occasione delle prime due votazioni per eleggere i 10 componenti dell’organo di autogoverno della magistratura espressione del Parlamento si è confermata inarrivabile anche in questo caso. Da un lato perché ancora si ragiona sui nomi, dall’altro per attendere l’esito dell’elezione dei membri togati. Anche dall’equilibrio raggiunto tra le correnti della magistratura dipenderà, infatti, la strategia politica. In mancanza di un accordo e in attesa del risultato della partita giocata tutta in casa delle toghe, dalla stessa maggioranza l’indicazione, quindi, è stata quella di votare scheda bianca.
L’accordo resta lontano
E secondo le indiscrezioni raccolte circa lo stato delle trattative, anche e, anzi, soprattutto all’interno dello stesso centrodestra, il medesimo copione andrà in scena quasi certamente pure in occasione del prossimo tentativo. Dalla terza votazione in poi, invece, con il quorum fissato ai tre quinti dei votanti, si potrà iniziare a ragionare seriamente su chi mandare al Csm. Non sarà però certamente l’asticella fissata un po’ più in basso a sciogliere una matassa che in casa della maggioranza appare particolarmente ingarbugliata. Il principale motivo di dissidio è l’autocandidatura di Antonio Di Pietro che ha poi cercato una sponda nel centrodestra.
La reazione di Forza Italia
La notizia del pranzo tra la punta di diamante del tridente d’attacco delle toghe di Mani pulite – che nel proprio curriculum vanta anche una lunga parentesi politica rigorosamente a sinistra – con il responsabile organizzazione del partito di via della Scrofa Giovanni Donzelli e alcuni deputati di Noi Moderati ha letteralmente mandato su tutte le furie gli alleati azzurri. “Non lo voteremo mai” è la linea di Forza Italia. Parole dure che, confermano fonti parlamentari, celano la minaccia di far saltare qualsiasi accordo, anche sugli altri nomi, finché resterà sul tavolo quello di Di Pietro. Né il richiamo all’impegno dell’ex pm a sostegno della campagna referendaria sulla riforma della giustizia sembra avere alcuna possibilità di fare breccia tra i forzisti.
Il sospetto
Che, anzi, ricordano di aver storto il naso anche quando, proprio a ridosso del referendum, si sono scontrati con l’imbarazzo di trovarsi fianco fianco con quello che è percepito come un avversario. Per alcuni, come un vero e proprio nemico. La posizione di Forza Italia appare quindi di intransigenza estrema. Anche perché è suonato come un vero e proprio smacco che il colloquio tra Di Pietro ed esponenti della maggioranza sia avvenuto al ristorante della Camera. Un luogo non proprio riservato, esposto agli sguardi indiscreti di deputati e giornalisti. La sensazione, quindi, è che si sia trattato di tutt’altro che di una banale interlocuzione preliminare. Qualcuno particolarmente sospettoso avanza l’ipotesi che si sia trattato di un vero e proprio test per sondare la reazione azzurra. Puntualmente arrivata, in modo netto e inequivocabile, si rivendica con un pizzico di orgoglio da Forza Italia.
Leggi tutte le notizie di Politica
Torna alle notizie in home