Lepore, Bologna rischia il commissariamento?
Il sindaco, la violazione del TULPS, e il Commissario prefettizio che sarebbe potuto arrivare
Il ‘caso Bologna’ è una spiacevole vicenda giudiziaria dove i protagonisti sono tutte brave persone.
Un uomo in escandescenze perché sofferente di alterazioni mentali e due poliziotti che tentano di immobilizzarlo per affidarlo, senza pericolo per sé o per gli altri, ai soccorritori del 118.
Però accade l’imprevedibile. L’uomo muore.
La magistratura, di cui la sinistra dice di fidarsi, indaga per accertare eventuali responsabilità nel decesso del poveretto.
Ecco, però, che l’autorevole esponente della sinistra, ovvero Matteo Lepore, sindaco di Bologna, pur essendo una figura amministrativa sembra che non ami proprio le regole amministrative.
Lepore scatena il caos
É il 19 luglio 2026, ore 20.16. Matteo Lepore, infatti, pubblica e diffonde un comunicato che convoca la città a piazza Nettuno: chiede «verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir».
Fakir è morto appena un’ora prima.
Nessuno sa ancora cosa sia accaduto.
Ma Lepore parla di «verità» e «giustizia» come se il verdetto fosse da scrivere in piazza.
Nei giorni precedenti, inoltre, la Questura ha informato il Comune che i collettivi antagonisti avevano programmato una loro manifestazione.
Nel medesimo giorno, nel medesimo luogo.
Lepore lo sapeva. E lo stesso ha chiamato in strada la sua massa, senza coordinamento con le autorità di sicurezza.
È, dunque, come se avesse lanciato il fiammifero in un luogo cosparsa di benzina.
Il Sindaco dimentica gli obblighi di legge
Il Testo Unico di Pubblica Sicurezza obbliga il preavviso formale alla Questura almeno 24 ore prima.
Lepore ha diffuso il comunicato ai media prima che alle autorità.
Ha mandato «messaggi» dopo che la notizia era già sui telegiornali.
Il Viminale segnala: «Assenza di preavviso formale».
Non è burocrazia. È prova che sapeva.
Il sindacato della polizia lo ha denunciato formalmente per questa violazione.
La Questura ha potuto coordinare i dispositivi di sicurezza? No.
Aveva ventiquattro ore di anticipo? No.
Poteva sconsigliare la manifestazione? No.
Lepore ha bypassato la legge.
Il 20 luglio
Piazza Nettuno: quattromila persone pacifiche. Poi centinaia di antagonisti verso piazza Roosevelt. Guerriglia urbana per ore: bombe carta, auto incendiate, vetrine distrutte. Sessantaquattro agenti feriti.
Prognosi dai tre ai trentacinque giorni.
Era prevedibile. La Questura lo sapeva. E Lepore no?
I fatti di quanto accaduto sono oggi al vaglio delle più alte autorità dello Stato perché sono tutti elementi che trovano riscontro a cominciare dalla Costituzione della Repubblica Italiana: Art. 120 Cost. (Limite: “pericolo grave per la sicurezza”); Art. 54 TUEL (Sindaco come “ufficiale di governo”); Art. 141 TUEL (Commissariamento per “gravi motivi di ordine pubblico”)
L’articolo 141 del Decreto Legislativo 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali, TUEL) è esplicito: il Consiglio comunale può essere sciolto con decreto del Presidente della Repubblica per «gravi motivi di ordine pubblico».
A Bologna sussistono tutti i presupposti: violazione del TULPS; bypass della procedura di sicurezza; sessantaquattro agenti feriti; perdita di controllo della sicurezza cittadina.
Il comma 7 dell’articolo 141 TUEL prevede che il prefetto «può sospendere, per un periodo comunque non superiore a novanta giorni, i consigli comunali e nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell’ente».
Novanta giorni per ripristinare il controllo.
Non è accaduto nulla. Il Prefetto non ha commissionato. Il Viminale ha aperto un’istruttoria. Il Governo ha rimandato tutto ai magistrati.
Perché lo Stato non ha agito?
La Costituzione (articolo 120, comma 2) autorizza il Governo a intervenire «in caso di […] pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica».
È probabile che il Governo abbia preferito non commissariare un sindaco di centrosinistra per evitare che le piazze italiane divenissero teatro di violente campagne elettorali.
Il buon senso politico sembra abbia prevalso.
A ulteriori scontri di piazza è stato preferibile ad ammettere pubblicamente che Lepore aveva violato la legge.
Le conclusioni?
Il Comune di Bologna rischia il commissariamento? Giuridicamente sì. I presupposti legali c’erano e ci sono, documentati.
Ma il commissariamento non è arrivato. Lepore rimane sindaco.
Ha violato il TULPS il 19 luglio. Ha creato caos urbano il 20 luglio. Ha agito sapendo dei rischi. Il sindacato della polizia lo ha denunciato. La Costituzione e il TUEL prevedevano l’intervento dello Stato.
Nulla è accaduto.
Sessantaquattro agenti feriti. Auto bruciate. Vetrine sfasciate. Il conto pagato per un’azione amministrativa illegittima e per un’omissione istituzionale.
L’unica conseguenza rimane la sofferenza dei cittadini di Bologna e degli agenti feriti. Non di chi ha lanciato il fiammifero. Non dello Stato che avrebbe dovuto fermarlo.
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