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Politica

L’esigenza di tenere le redini contro le briglie sui conti imposte da Bruxelles nonostante la crisi energetica

di Eleonora Manzo -


La polemica sul Patto di stabilità, più che consegnare una linea compatta, continua a fotografare una maggioranza attraversata da accenti diversi. Il nodo è quello delle risorse da mettere in campo per fronteggiare l’emergenza energia, in un quadro europeo che per ora non apre alla sospensione generale delle regole di bilancio.

Bruxelles ha chiarito che la clausola di salvaguardia generale può essere attivata solo in presenza di una grave recessione nell’intera area euro o nell’Unione, uno scenario che la Commissione non ritiene oggi all’orizzonte. Da qui nasce il dibattito italiano su una possibile iniziativa nazionale, capace di garantire margini aggiuntivi di spesa senza attendere una decisione comune a livello europeo.

È su questo terreno che nella maggioranza si sono manifestate sensibilità differenti. La Lega è il partito che ha usato i toni più netti, sostenendo la necessità di una risposta rapida e spingendosi fino a evocare la possibilità di uno strappo unilaterale rispetto al Patto. Un’impostazione che punta a forzare il confronto con Bruxelles e a rivendicare per l’Italia la necessità di muoversi in autonomia, soprattutto se dall’Europa dovessero continuare ad arrivare segnali giudicati troppo prudenti. L’obiettivo dichiarato è reperire risorse in tempi stretti per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese.

Più prudente è invece la linea espressa da Giorgia Meloni, che nelle ultime ore ha scelto di delimitare con maggiore precisione il perimetro della discussione. La presidente del Consiglio ha frenato rispetto all’ipotesi di una rottura politica complessiva con l’Unione europea e ha ricondotto il confronto a una possibile deroga circoscritta al capitolo energia.

Una distinzione tutt’altro che secondaria: da un lato si tiene aperto il tema della flessibilità, dall’altro si evita di trasformare il dossier in una prova di forza generale sui conti pubblici. È il tentativo di tenere insieme l’esigenza di un intervento emergenziale con la necessità di non mandare messaggi destabilizzanti ai partner europei e ai mercati.

Anche dentro Fratelli d’Italia il tono resta quello della cautela. L’invito, affidato anche agli esponenti economici del partito, è a evitare fughe in avanti e ad attendere il lavoro del governo, del ministero dell’Economia e del Parlamento. Una posizione che non chiude alla ricerca di margini aggiuntivi, ma che insiste sulla necessità di una cornice ordinata, senza forzature politiche o annunci troppo muscolari.

Forza Italia, da parte sua, continua a muoversi lungo una linea ancora più dialogante con l’Europa. Gli azzurri insistono sulla necessità di costruire percorsi condivisi con Bruxelles e mettono in guardia dagli effetti di un nuovo aumento del debito su tassi, mutui e credito. In alternativa, rilanciano l’idea di intervenire sulla revisione del Pnrr o sulla rimodulazione dei fondi di coesione, concentrando lì una parte delle risorse necessarie per affrontare l’emergenza energetica.

Le opposizioni osservano e attaccano, leggendo in questa sequenza la conferma di un’incertezza politica dentro la coalizione. Il punto, però, al di là delle schermaglie tra maggioranza e minoranza, è che il confronto sul Patto sta mettendo a nudo una differenza di approccio reale: c’è chi spinge per alzare il livello dello scontro con l’Ue, chi prova a mantenere il dossier entro un binario negoziale e chi insiste soprattutto sulla prudenza contabile.

Meloni, in questo quadro, lavora per una sintesi che al momento appare limitata a un solo punto: se deroga dovrà essere, nelle intenzioni della premier, dovrà riguardare l’energia e non trasformarsi in una rottura unilaterale di sistema.

Ed è proprio questa necessità di fissare paletti, più delle dichiarazioni di giornata, a raccontare che sulla questione la maggioranza non parla ancora con una voce sola.


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