L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

La tempesta perfetta

Non solo Patto: quanto ci costa l'immobilismo Ue in tempo di guerra, l'urlo degli industriali e il salasso per i cittadini

di Giovanni Vasso -


Infuria la tempesta perfetta. L’Europa crede di poterla affrontare invitando ciascuno degli Stati membri ad aprire l’ombrello degli aiuti di Stato. Una regola, chiara, valevole per tutti. Lo spazio fiscale di ognuno e si salvi chi può. La Germania, che ha già messo sul tavolo 260 miliardi, lo farà di sicuro: aprirà il suo capannone sotto cui (ciò che resta della) sua manifattura troverà riparo. E poi c’è l’Italia che non ha lo spazio di un ago e, al massimo (dal momento che è e resterà sotto la procedura del Patto di Stabilità) può aprire un ombrellino da cocktail. Anche da qui, dunque, il grido di Confindustria che (anche) ieri ha riportato il dibattito pubblico a occuparsi del futuro del Paese.

La tempesta perfetta

Siamo di fronte, per viale dell’Astronomia, alla peggiore crisi energetica di sempre (copyright Aie) e se la guerra continuerà ci costerà, solo in termini di perdite per l’industria, qualcosa come 21 miliardi di euro. La speranza, per le imprese, è che finisca subito. Eppure, così, ci costerebbe fino a tre decimali di Pil. Ma se dovesse prolungarsi a tutto il 2026, finiremmo dentro alla “più grave crisi energetica della storia e probabilmente una crisi sistemica”. Che travolgerebbe, senz’appello, la seconda manifattura d’Europa. Travolta dalla concorrenza sleale, questa sì, da parte di chi, in Europa, può contare su prezzi dell’energia più bassi. Dovuti, da un lato, a un mix energetico differente (come la Francia nucleare), dall’altro a chi può agire (e tanto) sulle leve di bilancio garantendo alle proprie aziende prezzi ben più contenuti rispetto a quelli accessibili alle imprese italiane.

“L’Ue inadeguata a fronteggiare le sfide”

Altro che uguaglianza, perdere tempo sembra quasi una precisa scelta di campo. Epperò, indulgere al complottismo forse sarebbe perfino troppo per Bruxelles che appare più come come uno studentello che non ha studiato e vorrebbe sfangarla lo stesso, puntando sul tempo che passa e sulle poche nozioni che ha imparato. Di fronte alla tempesta perfetta, ci si nasconde dietro gli Stati e i principi contabili facendo, in buona sostanza, l’ennesimo piacere a Berlino. Un atteggiamento che ha mandato gli industriali italiani su tutte le furie. “Siamo arrivati a un punto in cui le istituzioni europee sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide”, tuona Alessandro Fontana. Che non è esattamente un blogger sovranista bensì il direttore del Centro Studi di viale dell’Astronomia. “Occorre superare questa fase e probabilmente non lo possiamo fare da soli perché saremmo ancora più deboli: occorre lavorare per federarsi con chi ci sta in modo da recuperare quella tempestività e l’efficacia delle decisioni che hanno tipicamente i governi sovrani, ma avere anche una dimensione adeguata a livello globale per poter competere con attori internazionali come Cina e Stati Uniti, che non possono essere fronteggiati da un paese di 55 milioni di abitanti da solo”. Bisogna, detta altrimenti, fare (davvero) l’Europa.

La mazzata nel nostro portafogli

E superare questa Ue che si sta dimostrando, più che una chance, un’insopportabile palla al piede. E non solo per le imprese. Già, perché i costi della guerra li abbiamo già iniziati a pagare tutti noi. Secondo l’osservatorio di Facile.it, i primi due mesi sono già costati qualcosa come 1,7 miliardi di euro alle famiglie. E solo in termini di bollette, mutui e carburanti. Luce e gas, da soli, peseranno globalmente per mezzo miliardo di euro. Poi ci sono da pagare (almeno) dieci euro in più a causa delle fluttuazioni di Euribor tra aprile e maggio. Ammesso, e non concesso, che nel frattempo l’Eurotower non decida di aumentare ancora i tassi. E poi il caro carburanti: cinquanta euro l’anno per la benzina, 192 in più per il diesel. E siamo solo all’inizio. Già, perché gli aumenti che verranno, gli ormai favolosi “effetti secondari” a cui la Bce promette di badare, rappresenteranno un salasso ancora peggiore. Si sentiranno tutti, al supermercato. Il carrello della spesa, che già corre di suo, metterà le ali. Sarà la tempesta perfetta, appunto. E tutto perché l’Ue non vuole né può (o più probabilmente non sa) trovare una soluzione che possa essere davvero equa per tutti. Una soluzione la indica, al governo italiano, Confindustria.

Ipotesi scostamento

Basterebbe uno scostamento di bilancio, nel caso in cui la guerra dovesse prolungarsi entro l’estate, “per aiuti di intensità proporzionata agli aumenti dei costi gas ed elettricità fino a dicembre 2026 per tutte le imprese in media, alta e altissima tensione; aiuti mirati e di maggiore intensità per le imprese elettrivore e gasivore”. Inoltre, occorrerebbe “prorogare il taglio delle accise carburanti in scadenza il 2 maggio e aumentare il credito di imposta per l’autotrasporto merci, estendendone l’applicazione anche al trasporto passeggeri; aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo”. Contestualmente andrebbe avviato “lo sblocco immediato di tutte le procedure autorizzative pendenti riguardanti le fonti rinnovabili” e una “riforma della normativa e semplificazione delle procedure per portare le rinnovabili al 60% nel mix italiano entro 2030”. La tempesta perfetta sta arrivando. Non si può più tergiversare.


Torna alle notizie in home