Bruxelles non può più affrontare la crisi con i paraocchi di ieri
Avete presente la Costituzione? In alcuni suoi aspetti va aggiornata perché i tempi sono cambiati, e su questo siamo tutti d’accordo. Ecco, a maggior ragione si deve poter intervenire sui trattati Ue se ormai non sono altro che una gabbia (pure mentale, considerati i tecnocrati di Bruxelles) che peggiora il quadro già critico dell’eurozona. Se le regole Ue non aiutano a superare le crisi ma le acuiscono, sono regole da cambiare. Chi dice il contrario nega l’evidenza.
Oggi l’eurozona deve affrontare una crisi energetica senza precedenti armata di vincoli frutto di un compromesso di trent’anni fa. Sì, come con la nostra Costituzione: ma se allora è stata trovata la quadra tra comunisti, democristiani, liberali e via elencando, Maastricht è stato figlio di un accordo franco-tedesco.
L’Ue si fonda, si sa, sulla stabilità dei prezzi, il rigore di bilancio e la disciplina fiscale. Questi tre parametri oggi sono assolutamente anacronistici visti i recenti drammatici cambiamenti globali a livello geoeconomico prima ancora che geopolitico. Per colpa di questi vincoli, l’Ue non ha spazi di manovra e anzi le regole acuiscono gli effetti della crisi, amplificando i disequilibri – i costi energetici variano di Paese in Paese e gli strumenti a disposizione, entro le regole, sono assolutamente insufficienti.
Bruxelles deve capire che se vuole continuare ad affrontare l’attuale crisi con i paraocchi di ieri, senza un minimo di visione non tanto del breve-medio termine ma del qui ed ora, l’economia dell’eurozona potrebbe non riprendersi più, in una fase in cui la competitività – di cui tutti si riempiono la bocca ma a livello Ue è pari a zero – è di vitale importanza. Qua anzi non si tratta di competere in un mondo multipolare dove tutti gli schemi sono saltati. Ma di sopravvivere, e neanche questo è così scontato.
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