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Cultura & Spettacolo

L’estetica dei pasticcini: un manuale per cercatori di meraviglie

Un libro per evocare quella "magia" che trasforma una pasta frolla in una macchina del tempo

di Angelo Vitale -


Esistono piaceri che iniziano prima del morso, nell’istante esatto in cui l’occhio si posa sulla geometria perfetta di una miniatura di zucchero: ci vuole il “Piccolo manuale illustrato per cercatori di pasticcini”.

A caccia di dolcezze

Il volume edito da Il Saggiatore in una insolita collana illustrata, non solo un libro. E’ un invito a praticare la flânerie dei sensi, un pellegrinaggio laico verso banconi di marmo e profumi di burro tostato.

La costruzione di un’atmosfera dove il tempo si dilata. Il manuale evoca quella “magia” che trasforma una pasta frolla in una macchina del tempo.

Lo stesso incanto che ritroviamo nelle scene cult del cinema. Come non pensare ai pasticcini dai colori pastello di “Marie Antoinette” di Sofia Coppola, dove i macarons non sono cibo, ma dichiarazioni di ribellione ed estetica?

O alla cura maniacale del giovane pasticcere in “Grand Budapest Hotel”, dove la scatola di Mendl’s diventa lo scrigno di una perfezione quasi commovente?

Il libro ci insegna a essere cacciatori di quei momenti, cercatori di quella “minuta dolcezza” che sporca la bocca e pulisce l’anima.

La geografia del desiderio: tra sacralità e peccato di gola

Perdersi in queste pagine illustrate significa riscoprire che la pasticceria è l’unica forma d’arte che si può divorare. Come sosteneva Oscar Wilde, l’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi.

E allora, davanti a un bignè che esplode sul palato, ogni resistenza diventa superflua.

Un elogio alla fragilità

La croccantezza che cede alla crema, il miele che sigilla un ricordo di viaggio, la polvere di cacao che ferma il respiro. Il libro, per dire forse che l’ingrediente segreto non risieda nel laboratorio, ma nella capacità del cercatore di farsi sorprendere.

L’atmosfera che si respira è quella di un bar d’altri tempi, dove il tintinnio dei cucchiaini è la colonna sonora di un rito sacro.

Il cuore del testo, nella sensazione di una “madeleine” che riapre l’infanzia o nel sorriso di una nonna evocato da un soffio di zucchero a velo.

Un libretto che parla di “tempo sospeso”, quel limbo felice tra il desiderio di possedere il pasticcino e la malinconia di averlo già finito. Un manuale per chi sa che, a volte, la felicità ha la forma di una ciliegia candita.

E dopo la lettura? Lo sguardo nuovo del flâneur del gusto

Cosa succederà, dopo l’ultima pagina? Probabilmente non si guarderà più una vetrina con la solita fretta. Diventando selettivi, attenti alla consistenza di una glassa o alla sfumatura di una crema chantilly.

La “questione” non è più il nutrimento, ma l’espansione dei sensi e della memoria.

La lettura, per lasciarsi addosso quella voglia di sporcarsi le dita e il cuore, ricordando che le storie migliori non sono quelle scritte, ma quelle che si sciolgono in bocca mentre proviamo a trattenerle un istante di più.


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