“Lezione Friuli”: il ricordo di quella tempra
Una terra che non ha solo saputo ricostruire, ma ha saputo "fondare" un metodo
Gemona 12 maggio 1976 - Operai disinfettano le bare delle vittime del terremoto
“Lezione Friuli”: il 6 maggio 1976, alle ore 21:00, un terremoto di magnitudo 6.5 colpì l’area centrale della regione, epicentro tra Gemona e Artegna: 989 vittime, oltre 100mila sfollati e 77 comuni devastati.
Mattarella e Meloni a Gemona
A mezzo secolo da quella ferita profonda, l’Italia si stringe attorno a una terra che non ha solo saputo ricostruire, ma ha saputo “fondare” un metodo. La visita congiunta del presidente Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni a Gemona, il culmine di una giornata incentrata su un messaggio istituzionale univoco: il Friuli è la prova che la sinergia tra istituzioni e cittadini può trasformare una catastrofe in un’opportunità di modernizzazione.
“Lezione Friuli”
Il “Modello Friuli: da tempo storicamente confermato che il successo della ricostruzione fu dettato da una gerarchia di priorità lungimirante riassunta nel motto: “prima le fabbriche, poi le case, infine le chiese”.
Già alla fine del 1976, anche sotto i tendoni, si riaffermava il tessuto sociale ed economico, evitando l’emigrazione di massa e lo spopolamento. In quel pragmatismo un esempio virtuoso di “sovranità dei territori”, dove la responsabilità civile della popolazione ha incontrato l’efficienza dello Stato.
Per Mattarella, la memoria del sisma come una vera e propria “etica pubblica orientata al futuro”, riaffermando il patto tra lo Stato e i cittadini: una lezione di coesione nazionale che deve servire da bussola per le sfide odierne. Il “fare friulano”, un paradigma di cittadinanza attiva.
Da Meloni, un omaggio alla “tempra e alla forza” del popolo friulano. E la visione della rinascita grazie a un impegno corale che vide l’Esercito, i volontari da tutta Italia e l’intero apparato statale convergere verso un obiettivo unico.
Il successo del “decentramento responsabile”
Una regione seppe gestire le risorse con rigore, un modello di autonomia funzionale. La solidarietà, il motore che permise a un intero popolo di rialzarsi con dignità e di tornare a contribuire alla ricchezza economica del Paese.
A Gemona non dunque solo un atto formale, ma l’occasione per ribadire che la resilienza non è un concetto astratto, ma un’opera di ingegneria sociale e istituzionale. La “lezione Friuli” parla all’Italia del 2026 ricordando la capacità di un territorio di restare unito attorno a obiettivi chiari.
In un’epoca segnata da incertezze, il Friuli come la dimostrazione che l’Italia, quando ritrova lo spirito di quel 1976, non teme nessuna ricostruzione.
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