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Attualità

L’intelligenza artificiale e l’ennesimo ritardo dell’Europa

L'ammissione di Lagarde, il monito di Mattarella: "Occorre una risposta, lo dobbiamo alle giovani generazioni"

di Cristiana Flaminio -


L’intelligenza è artificiale, il pericolo per l’Europa è reale. E non c’entra la tecnologia in sé, sia chiaro. Il problema è, tanto per cambiare, sempre lo stesso. Il ritardo mostruoso (e non basterebbero decine di aggettivi tonitruanti a restituirne la giusta dimensione) accumulato negli anni da Bruxelles. Il fatto più o meno nuovo è che l’Ue si è scoperta vulnerabile. E, finalmente, lo ammette. Pure Christine Lagarde, sancendo ciò che la Bce va ribadendo ormai da settimane. C’è un problema, davvero grosso, con l’Ai. Ed è strategico. Al convegno Cotec Europa di Venezia, Lagarde ha ammesso che la vecchia Europa ha un serio problema di dipendenza. “Proprio mentre noi parliamo i leader del G7 e tre dei maggiori operatori di Ia dalla California stanno pranzando assieme”, quasi (anzi, senza il quasi) una tavola rotonda, un incontro tra pari. La potenza strategica delle nuove infrastrutture è lampante.

L’intelligenza artificiale e il ritardo dell’Europa

E nemmeno su questo l’Europa è stata in grado di farsi trovare al posto giusto. “La nostra dipendenza si fa ogni giorno più pesante – ha sentenziato Lagarde -, ma man mano che questi sistemi divengano più potenti si estendono sempre di più nell’ambito dell’economia. E questo vertice giustamente si interroga su come l’intelligenza artificiale ridisegnerà il mondo del lavoro e anche la società”. I dati pubblicati nei giorni scorsi, a questo proposito, già mostrano uno spaccato tanto interessante quanto inquietante. Si sarebbero persi fino a 425mila posti secondo i numeri di ailayoffs.com. La sfida nella sfida. Una più importante dell’altra.

Il monito del Capo dello Stato Mattarella

Ed è a questa che dedica il suo intervento il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Cotec: “Il processo indotto non comporta solamente trasformazioni nel mercato del lavoro e delle professioni, con la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti, ma pone il tema del possibile allargarsi delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra i Paesi, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate”. Ed è davanti a queste sfide che Bruxelles deve dimostrare il suo valore. Per Mattarella occorre “una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”. E dunque ha concluso: “Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare – adeguandole al futuro – le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni”.


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