Lotta al falso artigianato, sarà una vera rivoluzione? Da oggi il termine “artigianale” non è più un semplice aggettivo di marketing, ma un diritto riservato esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo. Una stretta necessaria, per mettere fine alla giungla dei finti prodotti fatti a mano e tutelare consumatori e maestri del mestiere.
Il “falso artigianato” impera
Nel panorama commerciale odierno, la parola “artigianale” è diventata un richiamo irresistibile. Dalle vetrine dei fornai alle etichette dei brand di moda, l’evocazione del “fatto a mano” è stata spesso abusata per giustificare prezzi più alti o per conferire un’aura di autenticità a produzioni seriali. Tuttavia, da oggi, questo fenomeno subisce una battuta d’arresto decisiva.
Con l’entrata in vigore della legge annuale per le pmi dell’11 marzo scorso, l’utilizzo della denominazione “artigianato” e dei suoi derivati nella pubblicità e nella comunicazione commerciale viene blindato.
La notizia segna – dice la Cna – un traguardo storico per la difesa dell’eccellenza italiana.
Il fenomeno del “craftwashing”: perché serviva una legge?
Per anni abbiamo assistito a quello che gli esperti definiscono craftwashing: l’appropriazione indebita di valori artigiani da parte dell’industria. Il presupposto della nuova norma nasce dalla necessità di fare chiarezza in mercati saturati da messaggi fuorvianti:
Nel settore alimentare, troppe volte il “gelato artigianale” è stato il risultato di polveri pre-miscelate industriali piuttosto che di laboratori di produzione vera e propria.
Nella moda e nell’arredo, abiti venduti come “sartoriali” o tavoli definiti “artigianali” prodotti in realtà da algoritmi o catene di montaggio automatizzate, privi del tocco umano che definisce l’essenza del settore.
Cosa cambia concretamente
La nuova legge stabilisce che solo le imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane possono utilizzare tale dicitura nelle insegne, nei marchi, nelle denominazioni aziendali e in ogni forma di promozione.
Non si tratta solo di una questione formale, ma di una tutela che poggia su sanzioni pesantissime. Chi d’ora in poi utilizzerà impropriamente il termine rischia multe che possono arrivare fino all’1% del fatturato annuo, con un minimo inderogabile di 25mila euro per ogni violazione.
La voce della Cna: “Un traguardo per il valore del lavoro”
“Quando leggeremo ‘artigianale’, potremo finalmente fidarci”, commenta la Cna in una nota ufficiale. Il Presidente Nazionale, Dario Costantini, ha sottolineato come dietro quel termine debba esserci davvero l’artigiano, con le sue competenze e la sua responsabilità diretta nel processo produttivo.
Questa svolta normativa non punta a limitare il mercato, ma a ristabilire una concorrenza leale. Proteggere il nome significa proteggere chi investe tempo, fatica e talento nel tramandare saperi secolari, garantendo al contempo al consumatore la trasparenza che merita. Da oggi, il “fatto a mano” torna ad essere una promessa d’onore certificata dalla legge. Se il Sistema Italia provvederà a far valere questa norma in maniera diffusa.