Il valore etico della motosega di Milei/8
La motosega di Milei taglia i rami su cui siedono i programmatori delle relazioni economico-sociali. Ai nostri occhi, quei tagli sono apportatori di benessere, perché arretra la presunzione e si estende l’area della consapevolezza (dei limiti umani).
“Sapere di non sapere” è forse la più grande delle virtù, come insegnava Socrate. Ignari della lezione del grande filosofo greco, i moderni politici si danno l’onere di pianificare lo sviluppo della società e dettare perfino lo stile di vita delle persone ritenuto conforme al “piano”.
Sanno dove va il mondo e devono indirizzare i cittadini verso il traguardo. S’intende che tali compiti postulano l’intervento della macchina burocratica, tanto più poderosa e costosa quanto più risulta estesa l’area degli interventi di pianificazione. L’apparato preposto è cresciuto a dismisura e la sua ingombrante presenza ci è così familiare, che nessuno osa dubitare della sua utilità (tranne Milei). Ma infine è razionale l’idea stessa dell’ordine pianificato?
Invero la pretesa politica che ne sta a fondamento è velleitaria. La pianificazione non può che essere mirata; per sua natura, deve essere diretta verso un fine conosciuto e prefigurato. Dunque presuppone la “sapienza” del pianificatore. Senonché la supposta sapienza si rivela inconsistente, sia sul piano delle idee avulse, sia sul piano dei fatti storici. Hayek ha chiamato “presunzione fatale” il postulato di fondo della pianificazione.
È impossibile la conoscenza centralizzata dei mille fattori che incidono sullo sviluppo economico-sociale, perché l’intelligenza e la conoscenza dell’uomo sono disperse e ognuno di noi ne è depositario di una frazione infinitesimale. Poiché la mente centralizzata non può surrogare le menti di tutti, la conoscenza di tutti i fattori dello sviluppo non può appartenere a un soggetto definito. E quand’anche fossero conosciuti tutti i fattori in partenza, non si avrebbe comunque certezza dell’arrivo, per l’inevitabile eterogenesi dei fini. La somma dei due principi (dispersione dell’intelligenza ed eterogenesi dei fini) spiega l’inefficienza della pianificazione.
I fatti storici si incaricano di confermare la deduzione logica. Il colossale fallimento dei programmi politici dell’Unione Sovietica Europea, orientati verso la meta (meglio miraggio) del Green Deal, ne costituisce l’ultima e più eloquente dimostrazione. Le costose pale eoliche producono un apporto energetico insignificante; le automobili elettriche, facilmente infiammabili, non hanno incontrato il gradimento del pubblico, mettendo in crisi un importante settore industriale; la sostituzione delle piantagioni con i pannelli solari ha dissestato il suolo e interrotto il ciclo della fotosintesi clorofilliana; etc..
Si potrebbe continuare all’infinito. Qui preme solo sottolineare che la sapienza dei politici, comunicata per via gerarchica ai componenti dell’apparato burocratico, espressa in programmi di pianificazione economico-sociale, ispirati ovviamente alla Somma Giustizia e al Sommo Bene, viene alimentata dalle risorse sottratte al popolo dei contribuenti.
Alla pianificazione si contrappone l’ordine spontaneo di mercato, cieco, neutro e “ignorante”. Il libero mercato non ha alcuna meta da raggiungere. La sua dinamica spontanea consente il soddisfacimento degli interessi dei contraenti, senza l’intervento di un’autorità centralistica depositaria di sapienza preveggente. Il mercato tuttavia è sapiente a modo suo, nell’adattamento agli eventuali insuccessi.
È flessibile, pronto a mutare indirizzi e metodi, se i vecchi conducono le aziende al fallimento. Esprime un’efficacissima sapienza ex post, impersonale e neutrale, mentre la pianificazione politica dell’autorità saccente pretende di creare un ordine finalizzato sulla base di una previsione ex ante. L’ordine pianificato non è flessibile, essendo prigioniero di un’armatura normativa, valida a tempo indeterminato e vigente fino a modifica successiva. Nell’ordine pianificato manca il feedback di mercato, il fallimento aziendale che fa luce sulla strada sbagliata, sicché il pianificatore non sbaglia mai. In ultima analisi, la motosega di Milei restringe l’area degli infallibili pianificatori, presuntuosi e saccenti; ne trae vantaggio l’area degli operatori ignoranti e fallibili, pronti a correggere la rotta facendo tesoro degli errori di percorso.
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