La premier detta la linea all'Ue e vola in Azerbaigian strappando maggiori forniture di gas
Dall’Africa al Caucaso, tutte (o quasi) le strade della diplomazia dell’energia attraversano il Mediterraneo. E non è così per dire. Perché quella energetica è la madre di tutte le battaglie. Da questa crisi, infatti, discendono tutte le altre. E Meloni, che lo ha ripetuto ieri al vertice della comunità politica europea che si è tenuto a Yerevan, in Armenia, l’ha messo in chiaro fin dall’inizio. Bisogna dialogare con l’altra sponda del Mediterraneo. Si deve ricominciare a parlare con l’Africa. E farlo per bene. Senza alcun pregiudizio. Un principio, questo, che è passato pure nella dichiarazione congiunta sottoscritta dai Paesi intervenuti all’incontro. Ben 34. Con, in testa, il premier inglese Keir Starmer.
Meloni e la diplomazia dell’energia
Ma il Continente nero, chiaramente, non è solo un problema di ordine pubblico. Ridurre la questione africana alla gestione dei flussi migratori, che pure sono fondamentali per gli Stati europei, sarebbe riduttivo. Non è mica per caso se l’Italia, già da qualche anno, s’è dotata di una strategia, anzi di un Piano, che ha inteso intitolare a Enrico Mattei. Uno che ci vedeva lungo, tanto lungo da finire – come sussurrano da decenni tutti quelli che non si rassegnano alla pista del banale incidente – sulla lista dei “cattivi”. L’Africa è un Continente in grande crescita. Sarà il grande mercato del futuro. La Cina, che al Sud globale ha dedicato una precisa linea economica e politica, lo sa e Pechino, nelle scorse settimane, ha già annunciato un’intesa finalizzata ai dazi zero con l’Unione africana. Il commercio, certo. Ma anche, se non soprattutto, le vie dell’energia.
L’Africa è ricca, l’Europa ne ha bisogno
L’Africa è ricchissima di giacimenti fossili, da Nord a Sud. Lo testimonia, ulteriormente, la visita della Commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica ad Algeri. È arrivata ieri e si intratterrà fino a tutta la giornata di oggi per ragionare di cooperazione, sviluppo, gestione dei flussi e (soprattutto) di forniture di gas e di altre materie prime energetiche. Il nodo, al tempo di Project Freedom, degli annunci americani e dei Pasdaran che spediscono razzi e droni in giro per il Medio Oriente, è tutto qui. Dopo l’incontro di Yerevan, Giorgia Meloni è volata a Baku. È rimasta nel Caucaso dove ha incontrato a Palazzo Ganjlik il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Alyiev. La premier italiana, al suo arrivo in uno dei Paesi più ricchi di gas e petrolio dell’Asia centrale, non ha nascosto che la visita parte da lontano. E si riannoda ai viaggi, più o meno recenti, che Meloni ha già fatto in giro per il mondo. Dal tour nel Golfo Persico di Pasqua all’incontro di oggi a Baku.
Meloni a Baku
“L’ energia è sicuramente centrale nel dibattito che stiamo portando avanti in queste settimane a livello soprattutto di Consiglio Europeo. Ma credo che anche iniziative come questa, che allargano il concetto d’Europa e i confini propri dell’Unione Europea, siano utili”. Quindi ha aggiunto: “Chiaramente anche questo fa parte di una diplomazia dell’energia che serve a difendere i nostri interessi, ma non a farlo semplicemente sul piano episodico, ma strutturale e di lungo termine. Cerchiamo di fare la nostra parte”. Un primo risultato, la strategia della diplomazia dell’energia di Meloni, l’ha ottenuto. L’Azerbaigian aumenterà le forniture di gas tramite il Tap. “Per noi il mercato italiano è di primaria importanza sia per il petrolio che per il gas -, ha detto il presidente Aliyev -. L’anno scorso l’Azerbaigian ha esportato 25 miliardi di metri cubi di gas naturale, di cui 9,5 miliardi destinati al mercato italiano”. Saranno necessari ulteriori lavori. “Ma il processo è in corso”, ha affermato il presidente azero.