Meravigliosa Salerno: Paolo Romano racconta l’anima di un territorio senza tempo
Dialogo con Paolo Romano sulla genesi di “Meravigliosa Salerno”: un’esplorazione colta e appassionata che intreccia parola, immagine e genius loci per restituire al lettore la grazia segreta del Sud.
Riuscire a guardare la propria terra con gli occhi del viaggiatore richiede un’intelligenza emotiva rara. Quando hai avvertito la necessità di spogliarti della familiarità per ritrovare la meraviglia pura?
“Io la vivo ogni giorno, per le strade del nostro Sud. Che si tratti della Campania – che ho già raccontato nel precedente libro attraverso una singolare autobiografia di una regione (protagonista una donna affascinante che racconta la storia di questa nostra terra) – o della città di Salerno, non cado mai nell’assuefazione. Vedo la storia e la bellezza sedimentate negli anfratti del tessuto urbano, sotto lo strato del visibile. Nel particolare si nasconde l’incipit di una narrazione, che faccio mia attraverso la lente dell’interdisciplinarietà. Senza segmenti stagni, storia, archeologica, geografia, antropologia, arte, turismo, religione, devono andare insieme, in un unico motivo di fascinazione. Con gli occhi di uno straniero e il cuore di un cittadino verace: penso sia questo lo spirito che anima il libro che ho concepito.”.
Raccontare per “cammei” significa sottrarre per illuminare. Quanto rigore richiede la sintesi di fronte a una materia così ricca e stratificata, per non rischiare di sacrificarne la profondità?
“Hai colto in nuce il cuore del libro. La scrittura è pittura e scultura insieme: si dipinge come in un quadro e poi si sottrae come in una scultura. Ovviamente, non si può improvvisare uno stile sintetico ed iconico, soprattutto riguardo a un territorio denso di storia: bisogna studiare, documentare, attingere alle fonti, verificarle, confrontarle e poi affidare il tutto ad una scrittura che non si parli addosso, che sappia sedurre il lettore, condurlo a sé attraverso una fascinazione legata all’oggetto del proprio narrare”.
Il tuo racconto restituisce ai paesaggi la loro dimensione più intima, ovvero le storie e i vissuti di chi li abita. Pensi che raccontare l’umanità di un territorio sia la via più alta per preservarne l’identità autentica?
“I territori non sono bomboniere intoccabili. Il libro è, quindi, un viaggio nel genius loci di posti che hanno un valore poliedrico, storico, monumentale, paesaggistico, ma anche e soprattutto antropico, perché gli spazi non sono asettici e algidi ma si caricano di valore con i vissuti che di chi li ha abitati.
Spesso abbiamo una falsa idea di degrado, ci immaginiamo le nostre città come deturpate dal cemento. È anche vero, ma non in maniera assoluto. Se prendiamo ad esempio Atene, nella sua parte moderna è di una bruttezza impressionante come lo scempio che ha dovuto subire, eppure nasconde narrazioni e reperti tra i più affascinanti al mondo. Non dimentichiamo che noi viviamo nel cuore della Magna Grecia, siamo figli della civiltà greca e latina”.
La parola scritta suggerisce, la fotografia rivela. In questo costante rimando con Cristina Santonicola, c’è una sfumatura di Salerno che la sua lente è riuscita a cogliere laddove la memoria letteraria non era ancora arrivata?
“Con gli occhi della scrittura e la penna della fotografia, potremmo dire invertendo i ruoli. A ben vedere, si tratta di due libri in uno, perché accanto ai miei testi ci sono le immagini artistiche di Cristina Santonicola, che rappresentano un viaggio visivo dentro la meraviglia, un modo per trattenere, tra le mani e dentro gli occhi, tutta la bellezza che nessun souvenir potrà mai rendere e condensare appieno”.
Tra il fascino monumentale di Salerno, la poesia della Costiera Amalfitana e la forza ancestrale del Cilento, qual è il tratto che ricuce queste anime così diverse in un’unica idea di bellezza?
“Rispondo con un meraviglioso verso di Gabriele d’Annunzio, che parla del nostro arco di costa come del “Lunato golfo”: dal castello di Arechi, dall’ultima curva e dall’ultima piazzola di sosta dell’autostrada Napoli-Salerno, si è come abbagliati dall’apparire all’improvviso del golfo di Salerno, che sembra un arco teso, pronto a scoccare le sue frecce di bellezza, epifanie luminose e azzurre che si estendono fino a Punta Licosa e poi – dall’altra parte – la promessa di Capri nascosta dal profilo dei Monti Lattari, che sappiamo proteggere le altrettante perle della Costiera.
Che dire: forse occorre ricordare quando, durante il Covid e il divieto di andare fuori regione, ci si consolava dicendo: vabbè rimarremo nei confini di questo paradiso! Sono molto contento che il mio libro “Meravigliosa Salerno” sia balzato subito in vetta alle classifiche, che si stia diffondendo con il passaparola dei lettori e che le librerie – da Feltrinelli a Mondadori alle librerie indipendenti – lo tengano esposto in bella vista già nelle vetrine. Ci tengo poi a ribadire che non è una guida tradizionale, ma un percorso analitico dell’anima di una terra, un viaggio nelle emozioni suscitate nei luoghi.
Non hanno senso le guide piene di informazioni utili, che sono ormai inutili, scusate il gioco di parole: indirizzi, telefoni, consigli, lasciano il tempo che trovano e sono ormai reperibili nel web. A me piacciono i libri che non scadono, fatti per durare nel tempo, per essere letti, conservati, consultati, ripresi a distanza di anni. Tutti i miei libri hanno una sorta di obsolescenza rimandata”.
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