Almese, l’operazione “Asmodeo” dei Carabinieri di Torino
Entrata a nove anni nella comunità del guru, la sua denuncia ha fatto crollare la setta della Val di Susa
Aveva nove anni quando ha varcato per la prima volta la soglia di quella che, agli occhi di una bambina, sembrava soltanto una palestra di yoga. Oggi ne ha ventisette e il suo racconto è diventato uno dei pilastri dell’inchiesta che ha portato in carcere Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, ritenuto dagli inquirenti il capo di una comunità pseudo-spirituale con sede ad Almese, nella bassa Val di Susa. La giovane, che ha scelto di farsi chiamare Pandora, ha affidato la propria storia alla carta stampata – ricostruendo un decennio trascorso – secondo la sua testimonianza, tra lavoro forzato, isolamento e abusi.
L’arresto e le accuse
L’uomo è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Torino, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per le indagini preliminari Andrea Bonato, su richiesta della procura del capoluogo piemontese. Le ipotesi di reato sono pesanti: riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
L’indagine, battezzata “Asmodeo”, ha ricostruito un sistema che sarebbe rimasto attivo dal 2008. Secondo gli investigatori, Malatesta si presentava come “il prescelto”, in contatto diretto con la “Madre divina”, e usava corsi di yoga, meditazione e difesa personale per avvicinare persone fragili, soprattutto donne, poi accolte nella comunità residenziale da lui guidata. Alle “monache”, così le chiamava, avrebbe imposto voti di obbedienza e povertà, facendosi consegnare tutti i loro beni.
Agli atti c’è anche la pensione di invalidità: oltre 80mila euro che il 59enne avrebbe ottenuto indebitamente simulando davanti alla commissione medica dell’Inps di non riuscire a camminare. Tre collaboratori risultano indagati a piede libero: due donne, una con il ruolo di “maestra” e una psicologa la cui posizione è ancora al vaglio, e un massoterapista accusato di aver praticato a pagamento presunte terapie a sfondo sessuale su clienti in momenti di lutto o di fragilità.
Dal corso per bambini alla comunità
La storia di Pandora comincia con una scelta della madre, già vicina al gruppo, che la iscrive a un corso di yoga per bambini. Per i primi due anni, racconta, non accade nulla di strano. Verso gli undici anni passa al corso degli adulti e poco dopo segue la madre nella comunità di campagna, presentata come un luogo di pace e spiritualità. Da quel momento la quotidianità si trasforma: le donne lavorano la terra, cucinano, puliscono, portano la testa rasata e indossano tuniche arancioni. Il guru, secondo la giovane, le insultava con epiteti degradanti, sostenendo che in vite precedenti fossero state streghe e che solo lui potesse liberarle dalle energie negative, prospettando altrimenti le peggiori disgrazie e malattie.
Gli abusi e l’isolamento
È in questa cornice che, stando alla testimonianza, si sarebbero consumati i contatti nelle parti intime, giustificati con l’uso di cristalli capaci di “assorbire” il male. Pandora ricorda il disagio istintivo di bambina e il silenzio di chi le stava intorno, che le impediva di dare un nome a ciò che subiva. Tra le adepte erano vietati abbracci e contatti; lei stessa sarebbe stata tenuta lontana dalla madre, che viveva separata dalle altre. Le giornate scorrevano tra il campo, la cucina e lunghe sessioni di yoga e arti marziali, senza amicizie all’esterno. Bastava un dettaglio, come la leva di un rubinetto girata dalla parte sbagliata, per scatenare le urla dell’uomo, una paura che, confida, la accompagna ancora.
La fuga e la rinascita
La svolta arriva all’università, alla quale il guru l’avrebbe iscritta per poterla poi impiegare gratuitamente. In aula alcune compagne la invitano a sedersi con loro, senza fare domande sulla bandana arancione che porta sempre. Quel piccolo gesto le apre un mondo fatto di uscite e amicizie. Intorno ai vent’anni lascia la comunità, mentre la madre resta. Dopo un periodo di crisi e depressione, oggi ha un lavoro e un compagno. La sua denuncia ai carabinieri ha contribuito in modo decisivo a far emergere ciò che accadeva nella comunità.
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