Mestre, rimossi i “No moschea” Lega sui bus
Il Carroccio annuncia un ricorso legale, si infiamma la campagna elettorale
La battaglia elettorale a Mestre si infiamma dopo la polemica sui manifesti Lega “No moschea” rimossi dai bus.
“No moschea” sui bus
A Mestre i mezzi di trasporto pubblico trasformati in un insolito campo di battaglia ideologico in vista delle imminenti elezioni comunali. Il caso è scoppiato quando la Lega ha deciso di affiggere sulle fiancate di circa settanta autobus dell’Actv dei manifesti elettorali. Inequivocabile il messaggio, lo slogan “No moschea”.
Questa scelta comunicativa elettorale ha immediatamente innescato una reazione a catena tra le forze di opposizione e le organizzazioni religiose, portando il dibattito oltre la semplice dialettica locale.
La polemica
La polemica è montata rapidamente dopo le dure critiche di esponenti del centrosinistra, tra cui la candidata dem Sumiya Begum, che ha denunciato il contenuto dei banner come un veicolo di intolleranza culturale.
La situazione è precipitata a seguito di un esposto presentato dall’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, che ha spinto Vela Spa a ordinare la rimozione immediata dei manifesti dalle vetture pubbliche.
La società che gestisce i servizi pubblicitari per il trasporto veneziano ha giustificato il provvedimento citando l’incompatibilità dei messaggi a sfondo religioso con i regolamenti contrattuali vigenti, sollevando però l’indignazione del Carroccio che ha gridato alla censura.
Le reazioni Lega
Sergio Vallotto, segretario provinciale del partito, ha risposto con fermezza annunciando un ricorso legale urgente e accusando la giunta e le società partecipate di voler limitare la libertà di espressione politica.
Nonostante lo stop sui bus, la Lega ha prontamente messo in atto una strategia alternativa utilizzando dei furgoni a vela itineranti per far circolare lo stesso messaggio nelle strade più frequentate di Mestre e Marghera, garantendo così che il tema rimanga centrale nel dibattito pubblico.
La disputa di Mestre
Al cuore della disputa resta il futuro del progetto per una nuova struttura di preghiera in via Giustizia, un’opera che la Lega promette di bloccare fermamente per ragioni legate alla sicurezza e alla legalità urbanistica.
Mentre il fronte progressista accusa la destra di alimentare tensioni sociali e religiose per capitalizzare voti, la Lega ribadisce che la sua posizione è una difesa della legalità contro le strutture abusive già esistenti nel territorio.
Questo scontro sui manifesti trasforma Mestre in un caso nazionale. La gestione degli spazi pubblicitari pubblici diventa il riflesso di una più profonda frattura culturale e politica.
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