Marsiglia: “Tutti a guardare il petrolio, occhio al gas”
Il presidente Federpetroli: "Per adesso i carburanti non arrivano a 3 euro, attenti al phase out con la Russia e a ciò che accadrà al Ttf Amsterdam"
L’estate dell’energia, l’estate del caos: per mettere un po’ d’ordine e tentare di capirci qualcosa tra rialzi e paure, guerre e speculazioni, petrolio e gas, L’identità ha fatto il punto della situazione con Michele Marsiglia, presidente Federpetroli.
Presidente Marsiglia, dove può arrivare la mazzata alla pompa e il gas?
“Tutti noi ci stiamo preoccupando, in questa fase, dei prezzi del petrolio. Ma attenzione al gas. Il costo del gnl è quello che, non ora ma in vista dell’autunno e dell’inverno con la riaccensione dei riscaldamenti, potrebbe portare a più gravi problematiche per le famiglie e per le aziende, specialmente quelle più energivore. Ora, con la chiusura prolungata di Hormuz e l’attacco ad alcune navi tra cui anche diverse gasiere, potremo registrare ancora degli aumenti sui mercati. In questi ultimi giorni, il prezzo del gas è salito di altri cinque punti percentuali ed è volato oltre i 60 euro al megawattora. Ciò deve far ben riflettere”.
Rischiamo una spirale come quella del 2022, quando il gnl arrivò attorno ai 300 euro?
“No, non rischiamo di tornare su quelle cifre mostruose. Abbiamo, in Europa, un meccanismo di price cap che dovrebbe funzionare. Ma al momento non sembrano esserci nemmeno le condizioni per tornare a ciò che accadde nell’estate di quattro anni fa: oggi il mercato è abbastanza diversificato. Però dobbiamo metterci nell’ottica che dal 1° gennaio 2027 inizierà il phase-out europeo dal gas russo. Non entrerà più nemmeno un metro cubo di gas proveniente da Mosca per i Paesi Ue. Da ciò deriverà un’altra situazione problematica che, per quanto marginale, potrebbe creare dei problemi. Insomma, da qui ai prossimi mesi occorrerà tenere gli occhi aperti rispetto a ciò che accadrà alla Borsa di Amsterdam. Sarà lì che capiremo se, quest’inverno, nelle nostre case farà caldo e se resteremo al freddo.
Quali sono queste problematiche?
“Innanzitutto c’è la situazione congiunturale che deriva da quanto accade sugli scacchieri della geopolitica. Poi dovremmo capire che tipo di inverno, dal punto di vista climatico, andremo ad affrontare. E con quali livelli di scorte. Non dobbiamo trascurare il fatto che l’Italia è messa bene, abbiamo già raggiunto una buona soglia ma dobbiamo arrivare, entro ottobre, a coprire più dell’80%. In generale, l’Europa non è messa tanto bene e deve correre. Insomma, peseranno gli stoccaggi, il clima, gli eventi della geopolitica e se continueranno le forniture dei Paesi che già ci danno gas adesso, oppure se avranno problemi anche loro”.
Phase out russo, ma l’Italia importa solo l’1% del “suo” gas dalla Russia…
“L’Italia è messa bene se è vero che solo l’1% del gas usato qui arriva dalla Russia. Perché, quando scatterà il phase-out, noi “risponderemo” solo per quella quota che, tutto sommato, è abbastanza modesta. Però, quando si parla di idrocarburi, la situazione va considerata sempre a 360 gradi. Anche chi importa più dell’1%, avrà comunque una chiusura generale. E dovrà andare a prendere il gas altrove. E ciò influirà, eccome. Può darsi che di gas se ne troverà meno, perché ci saranno intanto altri 26 Paesi membri che ne hanno bisogno. Il phase out con Mosca andrà, dunque, a modificare tutta l’attuale scena delle quote di mercato. E chi è più forte, chi ha stretto rapporti migliori e firmato contratti più solidi sarà in vantaggio sugli altri”.
Tornando alla pompa: è probabile lo scenario dei tre euro al litro per i carburanti?
“In queste ultime settimane il prezzo si è sostanzialmente fermato. Già due anni fa avevo detto che non era impossibile arrivare a questa soglia. Abbiamo già toccato i 2,50 euro addirittura 2,60, in passato. Per ora la situazione sembra un po’ più sotto controllo. Le trattative su Hormuz stanno facendo un po’ di bilanciamento. Ci sono tagli sul carburante, ma in Italia la domanda resta alta e forte. In questi mesi l’approvvigionamento è stato compromesso dalla crisi mediorientale, senza dubbio. Però mi sento di escludere che si possano raggiungere i tre euro al litro, in questo momento e almeno fino a settembre, a parte stravolgimenti particolari”.
La guerra a Hormuz, per gli Usa, doveva durar poco…
“Diciamo che un problema ce l’hanno anche loro. Avevano pensato, in America, che la guerra potesse portare valore aggiunto. Non avevano in programma di avere questi rialzi sul gallone di benzina. E non credevano che pure la loro economia ne avrebbe sofferto. Non solo sull’idrocarburo ma, per dire, pure sugli armamenti che incidono tanto sul debito pubblico. E poi ci sono le elezioni di Midterm, con Trump che si ritrova in una posizione di debolezza e che pertanto gioca sulla (impossibile, stando alle leggi Usa) ricandidatura”.
Che vanno cercando gli Usa nel resto del mondo?
“L’obiettivo sembrava quello di acquistare petrolio dall’estero perché sono evidentemente in affanno. Con il Venezuela ci sono riusciti, con il Medio Oriente non ce la faranno se non alle condizioni degli altri. Sicuramente la sfida a Gaza non è stata vinta dagli Usa ma è stata persa e in Iran non sembra che la vittoria arrida agli americani, ma pare più orientata verso il Golfo Persico e per il Medio Oriente”.
Eppure la Casa Bianca esprime ottimismo…
“Tutta la squadra di Trump dice che si potrà azionare blocco economico e logistico verso l’Iran. Ma occorrerebbe ascoltare anche quest’altra parte di mondo, con Teheran che si dice capace di poter fare lo stesso. Ormai queste politiche di conquiste, come non se ne usano più da 200 anni, non riescono a portare a nulla come s’è visto con Medio Oriente e Golfo Persico. E pure la Groenlandia inizia a far valere i suoi diritti. Forse anche qualche nostra azienda italiana potrà entrare in qualche deal ma rispettando l’ecosostenibilità e le comunità locali. Dove ciò non avviene, come a volte è accaduto anche nel nostro Paese, sorgono quei motivi ostativi che non portano ad altro che al blocco industriale”.
Il caso Venezuela.
“Non sta dando ancora quei frutti che può dare. Continua però a livello internazionale a importare greggio negli Usa, a basso prezzo, lo raffinano a basso costo e lo usano per l’economia interna. Venezuela era manovra interna, all’estero non ha dato assolutamente niente”.
Però, almeno sul gas, gli Usa hanno centrato i loro obiettivi?
“Le importazioni di Gnl dagli Usa sono maggiori rispetto a tutti gli altri Paesi, in Italia. Con il blocco dei nostri rigassificatori a Piombino sono arrivate più navi americane e meno dal Golfo Persico. Il costo del gas Usa è stato più alto e con margini diversi ma unica alternativa. Si può dire dunque che l’obiettivo di vendere tanto gas all’estero, per gli americani, è stato centrato. Almeno questo”.
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