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Esteri

Midterm, la guerra ombra della Homeland Security

A far esplodere il caso è stata la denuncia formale di un whistleblower federale interno, i cui dettagli sono stati resi noti dall'Associated Press

di Daniel Walker -


Mentre i riflettori dei media internazionali si concentrano sui sondaggi e sulle proiezioni nazionali per la Camera e il Senato, a 24 ore dall’apertura dei seggi la vera partita per il controllo del voto americano di Midterm si combatte anche nell’ombra delle agenzie federali e delle aule giudiziarie.

Il retroscena

I rumors più dirompenti dell’imminente tornata elettorale riguardano il Department of Homeland Security. E’ il maxi-dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti creato all’indomani dell’11 settembre.

Come rivelato da un’inchiesta d’impatto dell’Associated Press), il Dhs ha lanciato in sordina un’operazione straordinaria chiamata “Unlawful Voter Initiative”.

Attraverso questa direttiva, a partire dallo scorso agosto un gruppo di funzionari dell’Uscis – l’agenzia federale per la cittadinanza e l’immigrazione – è stato distaccato al Dhs. Ciò, a tempo pieno, per passare al setaccio i registri elettorali di oltre venti Stati, alla ricerca di presunti residenti non-cittadini iscritti illegalmente alle liste.

Che cos’è il Dhs e perché questa mossa è senza precedenti

Nato nel 2002 per unificare la risposta antiterrorismo, la difesa dei confini e la sicurezza cibernetica, il Dipartimento non ha mai avuto tra i propri compiti istituzionali la gestione o la verifica delle elezioni.

Negli Stati Uniti, la Costituzione assegna in modo esplicito ed esclusivo l’amministrazione delle consultazioni elettorali ai singoli Stati e non al governo federale.

L’unico precedente di coinvolgimento del Dhs risale al 2017. Accadde che il sistema elettorale fu designato come “infrastruttura critica”. E allora fornì assistenza cibernetica alle autorità statali contro possibili attacchi informatici esteri.

Mai prima d’ora, tuttavia, un’agenzia federale di sicurezza e immigrazione era stata impiegata direttamente per effettuare verifiche investigative. Oppure, per controllare capillarmente le liste dei votanti stilate dai singoli Stati.

La denuncia di un whistleblower e le irregolarità procedurali

A far esplodere il caso è stata la denuncia formale di un whistleblower federale interno, i cui dettagli sono stati resi noti dall’Associated Press.

Secondo il funzionario anonimo, l’iniziativa si sta svolgendo in modo frettoloso, viziato da gravi errori metodologici e in potenziale violazione delle leggi statali e federali sulla privacy.

Il rapporto evidenzia come i dipendenti federali siano stati istruiti a aggirare i portali statali. Lo starebbero facendo con l’accesso ai software di ricerca dei registri elettorali locali fornendo credenziali o dichiarazioni non veritiere. Una condotta, questa, contraria alle norme degli stessi Stati ospitanti.

L’operazione, inoltre, starebbe portando alla creazione di dossier su dati inaffidabili. L’incrocio di database dell’immigrazione con le liste elettorali pubbliche attraverso il programma Systematic Alien Verification for Entitlements, uno strumento già sospeso a giugno. Un giudice federale lo ritenne lesivo della privacy dei cittadini.

Un metodo che rischia di creare fascicoli giudiziari ed elenchi di presunti “sospetti” a carico di effettivi cittadini americani erroneamente segnalati.


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