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Scontro sulla Manovra, per la Cgil ospedali a rischio chiusura

Il sindacato denuncia un definanziamento. Il governo definisce i tagli frutto di calcoli teorici

di Giorgio Brescia -


È scontro aperto sulla sanità pubblica. La Cgil e la FP Cgil bollano la manovra finanziaria come «irricevibile», denunciando un inesorabile definanziamento. Il Servizio Sanitario Nazionale vedrà il rapporto tra risorse per la salute e Pil scendere dal 6,2% fino al 5,83% previsto per il 2029

Il sindacato lancia l’allarme sul rischio di chiusura degli ospedali e sulla svalorizzazione del personale pubblico

Un declino finanziario – per la Cgil -che scarica i costi sulle famiglie e alimenta un fenomeno già drammatico. Nel solo 2025 oltre 5,6 milioni di cittadini (il 9,6% della popolazione) hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o accertamento medico per ragioni economiche o di attesa. Di qui la conferma dell’adesione convinta allo sciopero generale del 20 novembre a difesa dell’universalità delle cure.

La posizione del governo

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, respinge l’accusa di definanziamento definendo i tagli “inesistenti” e frutto di calcoli teorici. Il governo rivendica la crescita reale delle risorse in termini assoluti: il Fondo Sanitario Nazionale raggiungerà i 146,3 miliardi di euro nel 2027 e toccherà i 160 miliardi nel 2029.

Rispondendo alle richieste sindacali di portare l’investimento al 7% del Pil, Schillaci precisa che servirebbero tra i 20 e i 25 miliardi di euro aggiuntivi e che la correttezza impone di indicare dove reperire le relative coperture.

Una linea di prudenza affiancata particolarmente dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale ricorda che le richieste dei vari settori superano ampiamente le reali disponibilità di bilancio.

Le liste d’attesa

Sul nodo critico delle liste d’attesa, il ministero rivendica gli oltre 3 miliardi di euro stanziati dal 2022. Ed evidenzia come la Corte dei Conti abbia certificato che una parte consistente di questi fondi non sia stata ancora spesa dalle Regioni.

Per il governo le priorità restano l’adeguamento delle indennità per il personale
e la messa a terra delle nuove Case di Comunità del Pnrr. Per la Cgil, senza risorse fresche per le assunzioni ordinarie, l’universalismo del sistema sanitario rischia di essere progressivamente sostituito da una selezione dei diritti in base al reddito.

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