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Economia

Minori indifesi contro l’avidità dei social

L'Ue punta forte sulle multe, i limiti dei ban all'accesso

di Giovanni Vasso -


Minori e social. La burocrazia ci salverà. E, forse, salverà anche i nostri figli e i nostri nipoti. Ammesso, e non concesso, che non sia già troppo tardi. Perché, da sole, le leggi non basteranno. E, probabilmente, saranno più utili le multe miliardarie agli oligopolisti della rete per fermare l’insostenibile, e irresponsabile, marcia dei social. La Commissione Europea, nelle ultime settimane, s’è messa sotto e ha iniziato a distribuire “minacce” e stangate tra Cina e Silicon Valley. Equamente, così nessuno si piglia collera e tutti s’arrabbiano. Il Vecchio Continente, che non ha saputo (né forse voluto…) costruirsi i suoi campioni digitali, s’aggrappa con tutte le sue forze ai regolamenti per tentare di porre un argine allo strapotere di Big Tech e, soprattutto, per tentare quantomeno di limitare i danni.

Minori e social, la guerra Ue a Big Tech

AliExpress e Google, e si parla di questioni che (solo apparentemente) appaiono prettamente economiche. E poi Meta e Tiktok. E le cose, qui, si complicano. Perché i rilievi impattano direttamente sui minori, gli utenti più deboli: quelli su cui i social fanno miliardi. Un vero e proprio far west, senza regole, quello digitale. Ma adesso si pagano le conseguenze.

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“I social non sono un giocattolo”

Ursula von der Leyen, una volta tanto, c’ha avuto ragione quando ha detto che è un problema serio, non solo di educazione ma pure di salute mentale. E non è ammissibile che Meta progetti i suoi social con il precipuo obiettivo di renderne sempre più dipendenti i suoi utenti. “I social non sono un giocattolo”, aveva affermato la presidente della Commissione Ue, affermando che “in Europa devono essere i genitori ad allevare i figli e non gli algoritmi predatori”. I numeri sono allarmanti. I ragazzi europei passano tra le quattro e le sei ore sui social, il 60 per cento di loro ha sperimentato problemi di natura mentale ed emotiva. La crescita dell’ansia e della depressione ne è l’aspetto più marcato. E poi c’è tutta la questione dei contenuti dannosi. Una definizione, questa, che appare banale ma non lo è.

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Come gira l’algoritmo

Gli algoritmi premiano video virali, le risse vanno per la maggiore e l’effetto emulazione contribuisce a rendere insicure le città. Hai visto mai che, a furia di pestare qualcuno, si finisca a diventare influencer, trapper o chissà cos’altro? Un po’ lo stesso meccanismo di Onlyfans. Uno su mille, anzi su molti di più, ce la fa. Gli altri non solo non diventano virali ma si rovinano pure l’esistenza.

La forza dei divieti..

Von der Leyen ha affermato di pensare a un ban europeo per limitare l’accesso ai social per i ragazzi. Emmanuel Macron, dopo anni di dibattito politico, ha reso la proposta reale. La Francia ha formalmente bloccato l’accesso ai social per tutti coloro che non dimostrino di aver compiuto almeno 15 anni. I problemi, come ha rivelato l’ultima inchiesta Ue su TikTok, impattano però pure sui ragazzi più grandi. In particolare, Bruxelles ha deplorato il fatto che i contenuti dei ragazzini siano visualizzabili dagli adulti su tutta la piattaforma e persino fuori. È un fatto di sicurezza. L’esposizione dei minori a chiunque li renderebbe facili bersagli dei predatori e dei bulli digitali. Questo, però, è solo l’ultimo dei rilievi sollevati nei confronti della piattaforma di Bytedance dal momento che, persino prima di Meta, a Tiktok è stato rimproverato il design fatto apposta per tenere incollati gli utenti allo schermo.

…e i loro limiti

E, a proposito di regole e di ban, c’è un’altra questione che assume una valenza fondamentale. È quella posta dal Moige secondo cui i divieti, sostanzialmente, sono inapplicabili. Un modo per aggirarli, dicono i genitori italiani, si trova sempre. “Le piattaforme non possono continuare a nascondersi dietro falle normative per continuare a danneggiare, contrattualizzando direttamente con i minori, ed attivando algoritmi predatori che creano dipendenza e danni alle nuove generazioni” ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale di Moige. Che ha rivolto un appello alle istituzioni: “Invitiamo il Parlamento italiano a non ripetere l’errore francese: leggi-manifesto, prive di sanzioni reali e di strumenti tecnici pronti, non proteggono i minori, illudono solo l’opinione pubblica”. La burocrazia ci salverà ma le major ragionano solo coi soldi. E le multe sono uno strumento ben più convincente dei ban che, peraltro, dà pure quel brivido del proibito. Ora le cose si fanno serie e vanno fatte bene.


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