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Politica

L’opposizione pretende che lo stallo in Vigilanza Rai non si sblocchi

Prima della pausa estiva, i componenti dell’opposizione si sono dimessi in blocco, denunciando l’immobilismo in cui versava l’organismo a causa dell’atteggiamento della maggioranza che faceva puntualmente mancare il numero legale

di Giuseppe Ariola -


Se non fossero ridicoli, alcuni dei paradossi nei quali talvolta inciampa la politica, sarebbero inquietanti. Perché spesso non è sufficiente sostenere semplicemente che maggioranza e opposizione fanno ciascuna il proprio mestiere per provare a giustificare ogni sgrammaticatura. E gli sviluppi del caos sulla commissione di Vigilanza Rai e del relativo stallo lo dimostra. Prima della pausa estiva, i componenti dell’opposizione si sono dimessi in blocco, denunciando l’immobilismo in cui versava l’organismo a causa dell’atteggiamento della maggioranza che faceva puntualmente mancare il numero legale. Fin qui tutto legittimo. Ne sono poi seguite le dimissioni anche di tutti gli esponenti del centrodestra, a seguito della quale la commissione è di fatto decaduta. Alla luce di ciò, come previsto, trattandosi di una bicamerale, i presidenti di Camera e Senato hanno chiesto ai gruppi parlamentari di indicare i nuovi componenti, così da rimettere in piedi la commissione.

L’iniziativa di La Russa

Niente, i termini sono scaduti e i nomi non sono arrivati. D’altronde, l’intenzione dell’opposizione di non fornire i nominativi dei propri esponenti era stata ampiamente annunciata. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha allora deciso di prendere le redini della situazione e ha lanciato una sorta di ultimatum. Ha dato ai partiti un’altra settimana di tempo, dopo di che “provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti”, ha detto. E se ne seguissero nuove dimissioni da parte dei gruppi di opposizione “la commissione potrà funzionare anche se rimane in carica solo una parte”, ha spiegato La Russa. Come dire, a mali estremi, estremi rimedi. Ma a stupire non è il pugno duro della seconda carica della Stato che, nel rispetto dei regolamenti sia del Senato che della Vigilanza Rai, mira ad assicurare il funzionamento di una commissione di controllo, quindi particolarmente importante.

La linea dell’opposizione

Quello che fa specie è la reazione dell’opposizione che di fatto vuole impedire la sua ricomposizione. Cosa ben diversa dal far dimettere nuovamente i propri esponenti qualora nominati d’imperio, diciamo così, a causa di un’inadempienza in capo ai loro gruppi. Ed è tanto più assurdo che la minoranza, tramite il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, non potendo negare l’evidenza, ovvero che “sono scaduti i termini” per designare i propri rappresentanti in Vigilanza Rai, bolli a sua volta l’eventuale iniziativa annunciata da La Russa come una “forzatura” della maggioranza “con la regia dei presidenti delle Camere”, come la ha definita la pentastellata Barbara Floridia, ex presidente della commissione.

Inaccettabile lo stallo in Vigilanza Rai

Oltretutto è stato tirato in ballo anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, dal quale, non si comprende a che titolo, si pretende l’impegno della maggioranza “a non far più ostruzionismo, come hanno fatto per due anni”. È il teatro dell’assurdo. Perché se tutto quanto accaduto finora, per responsabilità sia della maggioranza che dell’opposizione, rientrava comunque nel perimetro delle facoltà dei gruppi e dei singoli parlamentari, pretendere di impedire non all’avversario politico, ma a chi rappresenta Camera e Senato a livello istituzionale di garantire il funzionamento di un organismo parlamentare è altra cosa.


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