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Morto Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food aveva 76 anni
ROMA (ITALPRESS) – Nella tarda serata di ieri, presso la sua abitazione a Bra (Cn), all’età di 76 anni è mancato Carlo Petrini. Fondatore di Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004) di cui era presidente, è stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco.
Nato nel 1949 a Bra, in Piemonte, Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022. Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale.
Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico. Anche questo è stato un percorso visionario e pragmatico, culminato nel 2017 quando lo Stato italiano ha istituito la Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche, aprendo la strada alla legittimazione accademica – e non solo – della figura del gastronomo.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà”, amava dire Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili.
Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia. Il contributo di Petrini al dibattito sulla sostenibilità del cibo e dell’agricoltura in relazione alla gastronomia è stato riconosciuto dal mondo accademico.
L’impegno di Petrini e Slow Food si concretizza così nella sfera del sociale e dell’ambientalismo, mantenendo ben correlati tra loro questi due aspetti: appare ormai evidente quanto dallo stato di salute del Pianeta – quindi degli ecosistemi e del cibo – dipenda il benessere degli individui e, viceversa, come una maggiore consapevolezza dei cittadini possa modificare le scelte al momento dell’acquisto prediligendo quei prodotti che prestano grande attenzione verso i diritti dei lavoratori, la salute dei consumatori e la salvaguardia della biodiversità.
LE REAZIONI
“La scomparsa di Carlo Petrini lascia un grande vuoto non soltanto nel mondo della scienza enogastronomica, ma anche nell’intera società e non solo in Italia. Le sue intuizioni e le sue costanti sollecitazioni sulla sostenibilità, sulla necessità di preservare le tradizioni, sulla valorizzazione delle culture locali, sul rispetto dell’ambiente hanno generato una nuova consapevolezza della cultura del cibo e della sua produzione, ispirata a criteri di qualità, di genuinità, di eticità. Esprimo il mio profondo cordoglio ai familiari e a tutte le persone che hanno lavorato con lui”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Con grande tristezza ho appreso la notizia della scomparsa di ‘Carlin’ Petrini. Un visionario, un innovatore, un uomo che ha anticipato i tempi. Petrini ha impresso un’impronta profonda all’immaginario agroalimentare e gastronomico italiano: è stato tra i primi a promuovere il concetto di sovranità alimentare e a difendere il diritto al cibo di qualità per tutti, valorizzando il legame tra identità, territorio e tradizioni. Un contributo indelebile, che il Governo ha voluto riconoscere in modo solenne, assegnandogli il riconoscimento di Maestro dell’Arte della Cucina Italiana”. Così la premier Giorgia Meloni. “A nome mio personale e del Governo, esprimo il più sentito cordoglio e la vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno condiviso il suo straordinario percorso umano, professionale e culturale”, aggiunge.
“Con commozione apprendo della scomparsa di Carlo Petrini, uomo di visione che ha saputo trasformare il cibo in cultura, identità, rispetto della terra e solidarietà tra i popoli. Con Slow Food e Terra Madre ha dato voce alle comunità locali, difeso la biodiversità e promosso nel mondo un modello di sviluppo più umano, sostenibile e giusto”. Così sui social il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Attraverso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha inoltre formato generazioni di giovani provenienti da ogni parte del mondo, facendo della cultura gastronomica italiana uno strumento di dialogo internazionale, conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare. L’Italia – prosegue – perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni, del dialogo tra culture e di quel legame profondo tra uomo, territorio e qualità della vita che rende unico il nostro Paese. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutta la comunità di Slow Food rivolgo il mio più sincero cordoglio”.
“Esprimo il mio cordoglio per la scomparsa di Carlo ‘Carlin’ Petrini, fondatore di Slow Food e figura che ha saputo dare valore alle identità territoriali, alla cultura del cibo e all’arte del saper fare. Ha promosso una visione legata alla centralità della persona, al valore delle comunità, al rispetto delle tradizioni. Alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene rivolgo la mia vicinanza”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Lessi con attenzione le parole cristalline sulla sovranità alimentare subito dopo aver rinominato il ministero dell’Agricoltura, aggiungendo questo obiettivo strategico a quelli che gli sono propri. Le parole di un uomo che nella vita si era battuto per il diritto al cibo di qualità, per la libertà dei popoli, per la difesa dei più deboli e della Terra Madre cancellarono in un attimo ogni bassa polemica suscitata da quella scelta. Poteva permettersi, per storia e autorevolezza, di esprimere il suo pensiero ricordando a tutti, e tra tutti c’ero anche io, il peso e la responsabilità di perseguire quegli obiettivi. Dopo pochi giorni ebbi la possibilità di incontrarlo, quando accettò il mio invito al ministero. Gli occhi parlavano più rapidamente delle parole e non hanno mai perso vigore, nonostante tutto. L’entusiasmo con cui affrontava ogni progetto, iniziativa o esperienza risultava coinvolgente, e l’intelligenza delle sue riflessioni sapeva sempre aprire prospettive nuove. Sapevo bene che il suo percorso politico non era il mio, ma questo non mi ha mai impedito di ascoltare, capire e apprendere. Scherzava sul fatto di essere ‘un comunista amico dei papi e dei re’, ricordando con affetto la stima di Papa Francesco e di Re Carlo d’Inghilterra. Era proprio questa apertura al dialogo a renderlo ancora più forte nella capacità di affermare le proprie convinzioni”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. “Ascoltava senza pregiudizi, valutava le persone e sosteneva le azioni che riteneva giuste. Come avvenne per la candidatura della Cucina Italiana Patrimonio dell’Unesco. Non ho mai saputo dire di no alle sue proposte perché lavorava per sostenere la qualità del cibo, della vita e della solidarietà. È stato uomo della tradizione e dell’innovazione. Della riflessione e della sfida. Dell’approfondimento, senza mai permettere che questo diventasse un alibi per restare fermi. Si arrabbiava un pò quando lo chiamavo professore per aver immaginato e creato Pollenzo, ma credo, e spero, abbia apprezzato il titolo di primo Maestro della Gastronomia Italiana che ho voluto fosse lui a ricevere. Lascia una grande responsabilità alla comunità di Slow Food, che avrà l’onore e l’onere di proseguire nella strada che ha tracciato. Non sarà facile, perché in ogni continente milioni di persone guardano ancora oggi a quel percorso che lui ha saputo costruire. Non tutti gli uomini lasciano una traccia del loro passaggio, ma Carlin Petrini lo ha fatto. Grazie, Maestro. Il seme che hai piantato continuerà a dare i suoi frutti”, conclude Lollobrigida.
“Con la scomparsa di Carlo Petrini perdiamo una figura straordinaria e visionaria che ha saputo dare voce e dignità al mondo agricolo italiano, trasformando un sapere antico in una coscienza moderna e universale. Con la sua capacità di guardare al futuro, ha insegnato che la tutela della terra, delle tradizioni e delle comunità rurali non riguarda soltanto l’ambiente, ma rappresenta un valore economico, sociale e culturale fondamentale. Un’eredità preziosa che ci ricorda come l’agroalimentare resti una colonna portante del nostro sistema produttivo e una delle cinque ‘A’ del Made in Italy, riconosciuta nel mondo per qualità, identità e innovazione”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Apprendo con grande tristezza della scomparsa di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. La sua visione ha rivoluzionato il nostro approccio al cibo, promuovendo un sistema alimentare sostenibile e giusto. La sua eredità vivrà attraverso il movimento che ha ispirato milioni di persone nel mondo e anche la nostra azione per il riconoscimento della cucina italiana a patrimonio dell’umanità. Addio, Carlo. Grazie per il tuo straordinario contributo”. Così il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
“Ho conosciuto Carlin quando ancora non era il mito che poi è diventato negli anni, all’Osteria Boccon Divino a Bra. Nello scorrere del tempo diventammo amici e gli diedi una mano a costruire L’Università del Gusto, la Banca del Vino e ciò che ruota intorno a Pollenzo. Abbiamo ‘visitato’ insieme decine di ristoranti e cantine e, davanti a un piatto o un bicchiere, abbiamo spaziato con la mente in ogni pensiero ci venisse. Negli ultimi anni l’avevo perso di vista ma ci sentivamo ogni tanto per un saluto veloce e per lamentarci del tempo che passava e di come fossimo diventati prigionieri di traiettorie di vita che non ci lasciavano più spazio per la spensieratezza di un tempo. Questa notte mi sono tornati nitidi i ricordi di risate, discussioni, sogni. Tutti in rigoroso dialetto piemontese. Perchè quella è sempre stata la ‘lingua ufficiale’ dei nostri dialoghi. Il mondo ha perso un sognatore vero. Buon viaggio, Carlin”. Così sui social il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ricorda la figura di Carlo Petrini.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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