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Politica

La morte di Fabio Mussi, ultimo eretico del Pci

Si oppose alla "fusione fredda" che portò alla nascita del Pd

di Angelo Vitale -


Addio a Fabio Mussi: se ne va l’ultimo eretico rigoroso del Pci.

La morte dell’ex ministro

E’ morto nella notte all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, all’età di 78 anni, Fabio Mussi.

Con la sua scomparsa la politica italiana perde una delle ultime figure capaci di coniugare l’ortodossia del rigore ideologico con un’ironia sottile e dissacrante, testimone di una stagione in cui la militanza si proponeva come cultura prima ancora che gestione del potere.

Nato a Piombino nel 1948, la traiettoria di Mussi incarna parabole e scissioni della sinistra repubblicana.

Cresciuto nella Scuola Normale Superiore di Pisa, entra giovanissimo nell’apparato del Partito Comunista Italiano, diventando presto uno dei dirigenti più apprezzati dell’area “migliorista” e braccio destro di Giorgio Napolitano.

Giornalista e saggista, partecipa attivamente alla transizione dal Pci al Pds e poi ai Democratici di Sinistra, ricoprendo per cinque legislature il ruolo di deputato e arrivando alla vicepresidenza della Camera dei Deputati.

L’ingresso nel governo Prodi

Il punto di svolta politico coincide con il secondo governo guidato da Romano Prodi, in cui Mussi assume l’incarico di ministro dell’Università e della Ricerca.

Un mandato segnato da battaglie per la difesa del finanziamento pubblico agli atenei e dal tentativo di porre freno al precariato della ricerca.

Il “gran rifiuto”

Ma è il 2007 l’anno del gran rifiuto: contrario alla fusione fredda tra Ds e Margherita che avrebbe dato vita al Partito Democratico, Mussi sceglie di non confluire nel nuovo soggetto politico. Guida così la scissione di Sinistra Democratica per rivendicare l’autonomia dell’identità socialista ed ecologista.

Ritiratosi progressivamente dalle cariche di prima linea per far spazio alle nuove generazioni — militando da ultimo in Sinistra Italiana —, Mussi ha mantenuto fino all’ultimo uno sguardo lucido e spietato sulle derive del trasformismo politico.

La sua scomparsa chiude il libro di una sinistra di pensiero, critica ed elegante, che al compromesso di comodo preferiva la coerenza della propria storia.

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