LIBERALMENTE CORRETTO – Il valore etico della motosega di Milei/3
La diffidenza nei rapporti sociali e la burocrazia si alimentano vicendevolmente; a maggiore dose dell’una corrisponde il maggiore dimensionamento dell’altra. Se la correlazione è vera ed è biunivoca; se, in altri termini, l’espansione dell’apparato burocratico propaga in proporzione il virus che paralizza le relazioni di affidamento personale, la motosega di Milei, che riduce la spesa pubblica e taglia i rami secchi dell’apparato burocratico, ha un intrinseco valore etico, poiché apporta un sensibile miglioramento nei rapporti sociali, facendo arretrare il principio di diffidenza. Ce ne rendiamo conto, prendendo in considerazione quattro modelli ideali della diffidenza nutrita dalla burocrazia nei confronti dell’iniziativa economica del privato.
Il livello minimo di diffidenza si esprime nell’assenza di autorizzazione preventiva. L’operatore economico ha il diritto di aprire e gestire l’esercizio commerciale, ha solo l’onere di comunicare l’inizio della sua attività; l’autorità di controllo verificherà a posteriori la presenza dei requisiti e il rispetto delle regole, sanzionando le violazioni. In questo caso si ha il tasso minimo di burocrazia, perché manca del tutto l’intervento preventivo della pubblica amministrazione e manca l’apparato relativo. Sta in piedi solo l’apparato destinato al controllo successivo.
Il tasso di burocratizzazione cresce nel caso in cui vige il principio del silenzio-assenso. In questa seconda ipotesi, vige il diritto dell’operatore, ma è sottoposto a condizione sospensiva. La dose di diffidenza è maggiore, poiché il vaglio dei requisiti e il controllo delle regole sono preventivi. Entrano in funzione due apparati: uno destinato all’istruttoria preventiva, l’altro al controllo successivo. Il primo potrebbe anche essere minimo, magari destinato a una verifica superficiale, ma per quanto minimo tale apparato deve sussistere. All’incremento di diffidenza corrisponde un incremento della burocrazia, sotto il profilo strutturale e procedurale.
Dal certificato di esistenza al valore etico della motosega
Nel terzo modello ideale, il cittadino non ha il diritto di gestire l’attività economica, ma solo la possibilità (interesse legittimo) di chiedere alla pubblica amministrazione l’autorizzazione preventiva alla gestione. Acquisisce quel diritto all’esito del procedimento; nelle more non ha alcun diritto, ma solo un’aspettativa. Tecnicamente è un “istante” (titolare di istanza). Codesto istante potrebbe anche essere ammesso ad autocertificare alcuno dei requisiti richiesti, ma non l’interezza. Qui la burocrazia è ulteriormente diffidente, poiché il cittadino non può verificare da sé, o attestare per il tramite di un professionista di fiducia, l’intero possesso dei requisiti necessari e sufficienti. Vige una presunzione generalizzata d’irregolarità, superabile solo con l’atto autorizzativo. S’intende che l’apparato burocratico deve essere più articolato e complesso, essendo più estese le sue competenze.
Il massimo tasso di diffidenza si ha nel quarto modello ideale, quando ogni atto dell’iter procedurale richiede una documentazione probatoria, rilasciata dalla pubblica amministrazione. Il controllo preventivo complessivo si compone di tante verifiche intermedie, che vertono su ogni singolo requisito afferente alla complessità. Il cittadino istante non può autocertificare alcunché, in relazione alle condizioni rilevanti ai fini della domanda. Al limite, prim’ancora di chiedere deve dimostrare di esistere, esibendo il certificato di esistenza in vita. Ovviamente tale burocrazia – che dubita perfino dell’esistenza dell’istante e impone all’uopo l’intervento di una sua branca certificativa – raggiunge il picco massimo di dimensione e tortuosità procedurale. Non molto lontano invero da quello raggiunto dalla burocrazia italiana.
Avendo chiaro il nesso di proporzionalità tra il dimensionamento della burocrazia e il livello di diffidenza nei rapporti sociali, risulta evidente che la motosega di Milei, diretta a tagliare i rami secchi della pubblica amministrazione e ridurre la tortuosità delle procedure, ha un alto valore etico, perché implementa le relazioni umane elettive, fiduciarie e di buona fede, facendo arretrare il dominio del sospetto aprioristico e generalizzato.
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