IN GIUSTIZIA – La guerriglia unilaterale in Val di Susa
Non si può non essere solidali con la polizia ed in generale le forze dell’ordine, ricomprendendo Carabinieri e Guardia di Finanza, visto tutto quello che sopportano gli agenti ad ogni scontro di piazza in forme di vera e propria guerriglia urbana o, peggio, in Val di Susa, dove sono oggetto di un intollerabile tiro al bersaglio senza reazione.
La circostanza che le reazioni non ci siano o siano ridotte al minimo fa si che si tratti di una guerriglia assolutamente unilaterale dichiarata contro lo Stato da un universo antagonista che non si riesce a contrattaccare perché gode di una certa forma di protezione o di connivenza da parte della sinistra. Che non perde occasione per evitare di prendere le distanze in modo sostanziale senza ambiguità.
Sembra che ci sia qualcuno a sinistra che ritiene che i centri sociali, l’antagonismo e via dicendo debba comunque essere lasciato libero di manifestare perché pur sempre di sinistra e non importa se ogni manifestazione diventa una devastazione ed un massacro o un vero e proprio atto di guerra, come sui cantieri dell’alta velocità, da parte dei no tav. E proprio i no tav sono gli unici abbastanza impuniti da dire siamo tutti colpevoli sfatando il mito, della stessa sinistra, di manifestanti “buoni” e manifestanti “cattivi”.
“Quello che è successo là l’abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili. Non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti, però le situazioni possono degenerare. L’entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti”. Parole che non cancellano il fatto che dopo dieci anni ci sia una rinnovata saldatura tra gli anarchici nel Blocco Nero, erede diretto dei Black Bloc, con gli antagonisti marxisti e, per chi indaga, un’indubbia regia di Askatasuna.
Devastazione e fermi: l’inchiesta di Torino sui No Tav
Il reato ipotizzato nell’inchiesta aperta dalla Procura di Torino è di devastazione senza escludere però che nel proseguimento si possa passare a fattispecie più gravi, dunque reati associativi. Per due dei 4 fermati, stranieri, è scattato l’ordine di allontanamento dall’Italia e un divieto di reingresso per i prossimi 3 anni. Piuttosto c’è un “doppio” Stato, generoso nel subire violenze, quello delle forze dell’ordine, generoso nell’elargire garanzie, forse eccessive, quello della magistratura.
La sensazione è che questo secondo Stato faccia troppo poco per difendere se stesso ed il primo. Situazione evocata anche da Giorgia Meloni: “Noi – ha promesso la premier – faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro”. Il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha comunicato intanto alla premier che “la Giunta regionale del Piemonte ha deciso di costituirsi formalmente parte civile nei procedimenti che seguiranno ai gravi scontri”.
L’ex pm Antonio Rinaudo, che indagò sulle violenze degli antagonisti in Val di Susa e che nel 1993 contestò l’associazione con finalità di terrorismo, mentre poi la Cassazione stabilì che si configurava il reato di danneggiamento e che non c’era la volontà di impedire la costruzione dell’opera, torna a dirsi convinto si tratti di “un fenomeno terroristico”. I sindacati di polizia intanto chiedono protezioni individuali con capacità più elevate soprattutto per salvaguardare gambe e braccia.
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