Politica

PRIMA PAGINA – Mulé: “Crosetto ha alzato il velo su uno dei più grossi scandali della Repubblica”

di Giuseppe Ariola -


Le attese audizioni in commissione antimafia di Giovanni Melillo e Raffaele Cantone hanno fatto certamente un po’ di chiarezza sul caso del dossieraggio abusivo che sta scuotendo politica, magistratura e anche il mondo dell’informazione. Gli elementi forniti dai due magistrati all’organismo parlamentare rispondono senza dubbio a parte degli interrogativi sorti negli ultimi giorni e se, essendo l’indagine tuttora in corso, non è stato ancora possibile individuare tutte le responsabilità, di certo a emergere sono stati però i meriti di chi ha consentito che questa inchiesta partisse. Meriti che Raffaele Cantone ha attribuito senza mezzi termini a Guido Crosetto. “Credo che il ministro della Difesa vada ringraziato per aver fatto uscire questo verminaio”, ha detto a chiare lettere il numero uno della procura di Perugia zittendo a posteriori quanti avevano aspramente criticato le dichiarazioni del cofondatore di Fratelli d’Italia su alcune irruzioni di certa magistratura nella politica e nella vita dei governi di centrodestra. Posizione che costrinse il titolare della Difesa nell’Aula di Montecitorio dalla sera alla mattina per rispondere, nonostante fosse influenzato, a un’interpellanza urgente sulle sue parole alla stampa presentata dall’opposizione. “Crosetto merita la medaglia al valore civile per aver alzato il velo su uno dei più grossi scandali della Repubblica. Ci sono oltre 35 mila file riservati finiti chissà dove. Con le sue parole, Raffaele Cantone ha rilasciato una patente di sensibilità istituzionale a Guido Crosetto che si è dimostrato un cittadino esemplare e un ministro straordinario”, ha commentato con L’identità il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulé.

Al netto delle polemiche alimentatesi dentro e fuori dalle aule parlamentari, questa indagine è infatti partita proprio a seguito di un esposto presentato dal ministro Crosetto con buona pace di chi, come il deputato grillino Cafiero De Raho, nel tacciare quelle affermazioni come “gravissime perché provengono da un ministro del nostro governo” lo esortava a “individuare la strada giusta”, ovvero a rivolgersi a qualche procura. Oggi la situazione sembra essersi capovolta, con il parlamentare del Movimento 5 Stelle attaccato su un doppio fronte: innanzitutto in quanto procuratore nazionale antimafia nel periodo in cui da quegli stessi uffici venivano effettuate un’enorme quantità di ricerche abusive. Lo stesso Melillo, successore di De Raho alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nel corso dell’audizione di mercoledì ha spiegato che dopo il suo insediamento avvenuto nel 2022 ha “attuato un profondo rinnovamento dei quadri di polizia giudiziaria addetti al servizio Sos”, provvedendo anche ad assegnare l’ufficio a quattro magistrati invece che a uno solo come era prima del suo arrivo.

Circostanza che ha visto la senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita, ribadire “la richiesta di audizione davanti alla Commissione antimafia dell’onorevole Cafiero De Raho per chiarire il funzionamento delle sos nella Procura Antimafia durante il suo mandato”. Un’istanza destinata a finire nelle mani dei presidenti di Camera e Senato, non essendoci precedenti di commissari che vengono ascoltati dallo stesso organismo parlamentare di cui fanno parte. E qui veniamo al secondo fronte caldo per De Raho, ovvero la polemica sollevata da Forza Italia circa la sua partecipazione ai lavori della commissione antimafia che si occupano del caso del dossieraggio. Per i forzisti, visto il precedente incarico ricoperto, il deputato del Movimento 5 Stelle si troverebbe in un evidente conflitto di interesse e dovrebbe dimettersi dalla commissione.

La tensione politica è quindi alle stelle, così come resta alta l’attenzione della magistratura su un caso che sembra assumere le dimensioni di un’inchiesta enorme, come si evince dalle eloquenti parole di Cantone che ha ammonito: “Non mi occupo di bolle di sapone. E chi parla di bolle di sapone ne risponderà nelle sedi giuste”.


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