Noemi, una morte sospesa tra due verità
La morte di Noemi Impellizzeri non è più soltanto una tragedia “privata”, ma è diventata una vera e propria inchiesta per omicidio. La Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati l’uomo legato alla trentatreenne trovata senza vita nella sua abitazione di Riposto, nel Catanese, all’alba di domenica 23 agosto. L’atto – confermato da fonti investigative – è stato disposto in vista degli accertamenti irripetibili: una garanzia procedurale che consente alla difesa di partecipare agli esami tecnici, non un giudizio anticipato sulle responsabilità. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio volontario.
L’allarme di una vicina e le fiamme
A dare l’allarme, quella notte, è stata una vicina che aveva notato le fiamme in un appartamento di via Circumvallazione. Quando i vigili del fuoco sono entrati nella casa hanno trovato il corpo della donna. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Giarre, che da allora conducono gli accertamenti sotto il coordinamento della Procura etnea. La prima supposizioni degli inquirenti è stata quella di un gesto volontario. Ma la presenza dell’incendio, mai chiarito nella sua origine, ha imposto fin da subito una verifica su ogni altra ipotesi possibile.
Un esame che non ha dato risposte
L’esame autoptico è stato eseguito martedì 25 agosto nell’istituto di medicina legale del Policlinico di Catania. Doveva essere il passaggio risolutivo; non lo è stato. Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, il quadro emerso non offre un’indicazione univoca: nessun elemento decisivo per escludere l’intervento di terzi, nessuno per affermarlo con certezza. Le conclusioni formali arriveranno soltanto dopo gli esami di laboratorio, per i quali occorrono settimane. Nel frattempo restano da valutare i rilievi eseguiti nell’appartamento e i dati estratti dai dispositivi elettronici. Sul punto gli investigatori mantengono il massimo riserbo, in attesa che il quadro tecnico si completi.
La versione dell’indagato
L’indagato respinge ogni addebito. Attraverso il proprio legale, l’avvocato Ivan Siragusa, ha fatto sapere di ritenersi del tutto estraneo alla vicenda e di avere collaborato con gli investigatori, mettendo a loro disposizione il telefono cellulare. Nella ricostruzione fornita agli inquirenti, la donna gli avrebbe anticipato nei giorni precedenti il proposito di togliersi la vita; lui si sarebbe recato a casa sua senza credere davvero a quelle parole e l’avrebbe trovata ormai priva di vita. Invece di chiamare i soccorsi, avrebbe tentato di raggiungere al telefono la madre, la sorella e il fratello di Noemi, senza ottenere risposta. Solo più tardi sarebbe stata la madre a richiamarlo, avvertita a sua volta del rogo da alcuni vicini, e i due si sarebbero diretti insieme nell’abitazione. In quel frangente, sostiene il difensore, l’uomo non avrebbe avuto la forza di rivelarle ciò che aveva appena visto.
Lo stesso legale ha raccontato di avergli suggerito la nomina di un consulente medico-legale di parte e di essersi sentito rispondere che non ce n’era bisogno, perché l’incarico affidato dalla Procura avrebbe confermato la sua versione.
I dubbi dei familiari
Su questo racconto si concentrano le perplessità dei familiari della vittima, che non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio e parlano apertamente di una scena costruita. Due gli aspetti che, a loro avviso, non reggono: la decisione di non allertare subito il 112 davanti a un corpo senza vita e il silenzio, nella prima versione, sull’incendio divampato nella stessa casa. Elementi che gli inquirenti dovranno ora misurare con i riscontri tecnici.
Cosa significa essere indagati?
L’iscrizione nel registro degli indagati, non equivale a un’accusa formale né tantomeno a una condanna: nel nostro ordinamento è spesso un passaggio obbligato e dovuto quando occorre compiere attività non ripetibili, e garantisce all’interessato il diritto di difendersi fin dalle prime fasi. Sarà l’insieme degli accertamenti – autopsia, analisi dei tabulati e delle conversazioni, esame della scena, verifica sull’origine delle fiamme – a stabilire se quella di Riposto sia stata una morte scelta o inflitta.
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