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Noleggio auto: record “Made in Cina”, a picco il car sharing

Nel settore del breve termine, la tendenza dei brand cinesi è marcata: oggi una vettura su cinque messa a noleggio arriva da Pechino

di Giorgio Brescia -


Mobilità auto a noleggio tra record e ombre: il boom del lungo termine, la crisi del car sharing.

Il noleggio veicoli si conferma il vero motore del mercato auto italiano, ma il settore lancia l’allarme: tasse elevate e obblighi europei sull’elettrico rischiano di frenare la rivoluzione verde delle flotte.

Noleggio auto: come va?

Il noleggio veicoli non è più una scelta di nicchia, ma una realtà strutturale che oggi rappresenta il 34% delle immatricolazioni nazionali con una flotta che ha raggiunto quota 1,5 milioni di veicoli. Secondo il 25esimo Rapporto Aniasa, il comparto continua a crescere nonostante un mercato dell’auto generalmente stagnante, chiudendo il 2025 con un giro d’affari di 17 miliardi di euro.

Il sorpasso del lungo termine e la spinta degli aeroporti

Il vero protagonista di questa crescita è il noleggio auto a lungo termine, che ha toccato nuovi massimi storici con oltre 13 miliardi di fatturato. Sempre più italiani preferiscono l’uso alla proprietà: i clienti privati in questo segmento sono aumentati del 4%, superando quota 185mila.

Sul fronte del breve termine (quello tipico delle vacanze), la crescita è trainata dal turismo. Il canale aeroportuale genera da solo il 60% del business, con un incremento dell’11%.

Nonostante l’aumento del fatturato (+6,4%), si nota una riduzione della durata media dei noleggi (-3%) e della flotta totale (-2%).

Car sharing a picco: un modello in emergenza

Se il noleggio vola, il car sharing vive una crisi senza precedenti. I numeri certificano un’involuzione drastica: dai 13 milioni di noleggio auto del 2019 si è passati a meno di 4 milioni, con una flotta ridotta del 70% rispetto al periodo pre-pandemia.
I motivi di questo “picco” negativo sono molteplici. Costi operativi insostenibili: pesano furti, usi impropri e sanzioni. Poi, fiscalità sfavorevole: il servizio paga l’Iva al 22%, mentre il trasporto pubblico locale gode dell’aliquota al 10%.

Infine, una mancanza di regole. Il settore soffre per l’assenza di normative nazionali uniformi e dello scarso supporto da parte degli enti locali.

Le preoccupazioni: tra fisco e “diktat” elettrico

Nonostante i numeri positivi, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio esprime forti preoccupazioni per il futuro. Il presidente Italo Folonari ha evidenziato come l’eventuale recepimento degli obblighi europei — che vorrebbero il 45% di elettrico nelle flotte entro il 2030 — sia lontano dalle reali dinamiche di mercato.

Il rischio, un effetto paradossale. I costi elevati dell’elettrico e la scarsa infrastruttura di ricarica potrebbero spingere le aziende a tenere i vecchi veicoli più a lungo, invecchiando di fatto il parco auto anziché rinnovarlo. Il settore chiede quindi una riforma fiscale che permetta di dedurre meglio i costi delle auto aziendali e un’IvaA agevolata al 10% per il car sharing e il noleggio turistico.

Novità 2026: avanzano i brand cinesi

Un dato emerge infine dal primo trimestre del 2026. Le vetture di brand cinesi stanno guadagnando spazio rapidamente, raggiungendo il 12,4% delle immatricolazioni totali nel noleggio. Nel settore del breve termine, la tendenza è ancora più marcata: oggi una vettura su cinque messa a noleggio arriva dalla Cina.


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