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Il nuovo contrabbando di tabacco: come funziona?

Il motore di questa industria criminale, oggi in mano a cartelli eurasiatici (ucraini, moldavi, polacchi) che detengono il monopolio del know-how tecnologico

di Angelo Vitale -


Nei sequestri di una fabbrica a Pavia da un milione di sigarette al giorno, di un deposito a Cremona e nella scoperta di un asse con corrieri fino alla Campania, la mutazione genetica del contrabbando del tabacco.

Addio “bionde” storiche

Un fenomeno nazionale che sta trasformando il cuore produttivo del Paese in un hub logistico per l’Europa.

Questa “Amazon del crimine” invade i distretti industriali del Centro e del Nord. Secondo le analisi di Transcrime e della Dia, il modello operativo è cambiato radicalmente.

Le grandi mafie italiane hanno attuato un cinico disimpegno dalla gestione diretta del traffico. Il tabacco è fisicamente ingombrante e richiede troppi passaggi logistici rischiosi.

La “dogana criminale” del nuovo contrabbando di tabacco

Per questo, i clan si sono evoluti in una “dogana criminale”. Concedono “protezione logistica” e permessi di transito sul territorio in cambio di una percentuale fissa sui profitti. Una vera e propria tassa parassitaria sulla filiera illegale.

Il motore di questa industria, oggi in mano a cartelli eurasiatici (ucraini, moldavi, polacchi) che detengono il monopolio del know-how tecnologico. Sindacati criminali che acquistano macchinari obsoleti nel mercato grigio dell’Est Europa. Poi li importano sotto false voci doganali e li rimontano in capannoni anonimi della Pianura Padana.

Finestre murate e pannelli fonoassorbenti per non attirare l’attenzione. La distribuzione, poi, ha ormai abbandonato i grandi carichi per adottare il “modello Amazon”: la merce viaggia in modo frazionato su furgoni commerciali anonimi che percorrono l’asse autostradale Nord-Sud nel traffico quotidiano.

Una domanda in fortissima crescita

A leggere i dati dell’Empty Pack Survey promossa dai colossi del tabacco, la domanda è in fortissima crescita nelle aree metropolitane di Milano, Torino e nelle cinture industriali venete ed emiliane.

Con l’aumento delle accise, ampie fasce di popolazione a basso reddito e comunità di immigrati si rivolgono stabilmente al mercato parallelo e a pacchetti contraffatti che riproducono perfettamente i marchi globali, costando la metà rispetto alle tabaccherie dello Stato.

L’Italia, così, diventa il lab di una nuova criminalità industriale: pulita, invisibile e perfettamente integrata.

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