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Caccia alle terre rare: in Myanmar è “guerra”

A solo un mese dall'insediamento formale della nuova amministrazione guidata dal presidente Min Aung Hlaing, l'esercito ha scatenato una massiccia offensiva militare nelle regioni di frontiera

di Angelo Vitale -


Terre rare in Myanmar: la giunta militare lancia una maxi offensiva nelle regioni di confine. A solo un mese dall’insediamento formale della nuova amministrazione guidata dal presidente Min Aung Hlaing, l’esercito del Myanmar ha scatenato una massiccia offensiva militare nelle regioni di frontiera.

Cosa succede in Myanmar

Sotto la direzione strategica del nuovo capo delle forze armate, il generale Ye Win Oo, le truppe governative stanno conducendo attacchi su larga scala. Azioni focalizzate soprattutto nello Stato Kachin, un’area geopoliticamente cruciale e ricca di preziosi giacimenti di terre rare pesanti situata a ridosso del confine con la Cina.

Le operazioni militari stanno interessando anche lo Stato Chin, lungo la frontiera con l’India, e i corridoi commerciali dello Stato Karen, adiacente alla Thailandia.

La “guerra” delle terre rare

Questo sforzo bellico rappresenta il tentativo della giunta di ribaltare le pesanti sconfitte subite contro le milizie etniche ribelli, puntando al cuore economico che finanzia l’opposizione al regime. La scelta dello Stato Kachin come epicentro dell’offensiva risponde alla necessità di riprendere il controllo dei distretti minerari.

La Cina, che raffina la stragrande maggioranza delle terre rare a livello globale, dipende storicamente dalle materie prime di questa regione. Perché importa dal Myanmar oltre il 60% del proprio fabbisogno per supplire al calo delle proprie miniere interne. Negli ultimi mesi, il Kachin Independence Army era riuscito a strappare alla giunta il controllo di queste miniere, privando i militari di enormi introiti derivanti dalle tasse e dalle concessioni estrattive.

L’escalation

L’attuale escalation giunge dopo il fallimento della strategia diplomatica della giunta. Poco prima dell’avvio delle offensive, Min Aung Hlaing aveva formulato una proposta ufficiale rivolta a tutti i gruppi ribelli, invitandoli a deporre le armi e ad avviare colloqui di pace entro cento giorni. La stragrande maggioranza delle armate etniche ha respinto l’invito, definendolo una manovra diversiva.

Il rifiuto compatto ha spinto il generale Ye Win Oo ad abbandonare i negoziati e ad avviare i piani d’attacco per riaprire le vie di comunicazione commerciali interrotte e riappropriarsi dei flussi doganali transfrontalieri.

Le nuove offensive stanno esacerbando una crisi umanitaria drammatica. L’uso massiccio dell’artiglieria pesante, dei droni e dei bombardamenti aerei da parte delle forze governative sta provocando una nuova ondata di sfollati interni.

Migliaia di civili sono costretti ad abbandonare i villaggi per cercare rifugio verso i confini di Cina, India e Thailandia. Molti analisti rimangono scettici sulla capacità dell’esercito regolare di mantenere il controllo a lungo termine sui territori montuosi, a causa di una cronica carenza di personale dovuta alle elevate perdite e alle diserzioni che logorano le truppe da oltre due anni.


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