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Cronaca

Omicidio Diabolik, colpo di scena: “Non è stato Calderon”

Un delitto ancora senza nome. Si riparte da capo

di Dave Hill Cirio -

Processo per l'omicidio di Diabolik nell'aula bunker di Rebibbia a Roma, 25 marzo 2025. ANSA/Federico Perruolo


L’omicidio di Diabolik non ha ancora un condannato, crolla l’impianto accusatorio per l’esecuzione di Fabrizio Piscitelli: assolto Calderon.

Omicidio Diabolik, si riparte da capo

Nonostante le immagini delle telecamere e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la Corte d’Assise di Roma ha assolto il presunto killer argentino ritenuto l’autore dell’omicidio di Diabolik. Resta il mistero su chi abbia premuto il grilletto al Parco degli Acquedotti.

La giustizia romana scrive una pagina inaspettata sul delitto che ha sconvolto la Capitale il 7 agosto 2019. Raul Esteban Calderon, l’uomo indicato dalla Procura come l’esecutore materiale dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come “Diabolik”, già condannato all’ergastolo, è stato assolto dalla Corte d’Assise di Roma.

Un processo lungo

Una sentenza che arriva dopo un processo lungo e complesso, in cui i pubblici ministeri avevano chiesto la conferma della pena dell’ergastolo. Convinti finora di aver individuato nel cittadino argentino il sicario che, travestito da runner, uccise il leader degli Irriducibili con un colpo alla nuca.

Il verdetto e le prove contestate

L’assoluzione di Calderon rappresenta una sconfitta per l’impianto accusatorio costruito dalla Dda di Roma. Gli elementi portati in aula non sono stati ritenuti sufficienti per una condanna oltre ogni ragionevole dubbio. Al centro dello scontro processuale c’erano due pilastri.

Le immagini di videosorveglianza

Un filmato mostrava un uomo con abbigliamento sportivo correre verso Piscitelli e poi fuggire. Tuttavia, la difesa è riuscita a mettere in discussione la nitidezza dei tratti somatici e la certezza dell’identificazione di Calderon.

I pentiti e le intercettazioni

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra cui quelle di un ex complice di Calderon, non hanno retto al vaglio dei giudici, venendo giudicate prive di riscontri esterni granitici.

Il giallo resta aperto: chi è il mandante?

Con l’assoluzione del presunto killer, il caso torna parzialmente in un vicolo cieco. Se Calderon non è l’assassino, chi ha pianificato e attuato l’eliminazione di uno dei personaggi più influenti e controversi della malavita romana?

Piscitelli non era solo un capo ultrà, ma un broker del narcotraffico capace di interloquire con la camorra, la ndrangheta e la criminalità albanese.

La sua morte era stata letta come l’inizio di una guerra per il controllo delle piazze di spaccio della Capitale, un equilibrio spezzato che oggi, dopo questa sentenza, attende ancora un colpevole ufficiale.

Le reazioni e i prossimi passi

Mentre i legali di Calderon registrano con soddisfazione quello che definiscono il ripristino della verità processuale, la Procura di Roma attende di leggere le motivazioni della sentenza. Saranno depositate entro 90 giorni, potranno allora valutare il ricorso in Cassazione.

Restano sul tavolo molti interrogativi. Un’esecuzione brutale che, per ora, rimane senza un responsabile condannato.

Un altro ergastolo

Calderon, lo scorso marzo, era stato nel frattempo condannato in Appello all’ergastolo per l’omicidio di Selavdi Shehaj detto “Passerotto”. L’uomo, giustiziato sulla battigia di Torvaianica il 20 settembre 2020.

Uguale pena anche per Giuseppe Molisso detto “Barba”, già detenuto al regime del carcere duro.

Shehaj, cittadino albanese noto nel mondo dello spaccio del litorale, fu ucciso a colpi di pistola “davanti a tutti” mentre si trovava in spiaggia all’imbrunire.


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