L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Ora è ancora più chiaro perché Sanchez è l’icona della sinistra

di Adolfo Spezzaferro -


A sentire Sanchez annunciare il voto anticipato in Spagna si capisce ancora di più perché è l’icona della sinistra nostrana. Perché il premier spagnolo è un modello a livello europeo di come non si governa un Paese, di come non si fa politica, di come non si intercettano le istanze dei cittadini.

Sanchez ha rivolto un accorato appello agli spagnoli dicendo che il 29 novembre potranno scegliere “se restare dalla parte giusta della Storia”. Ha detto che ha optato per il voto anticipato perché ai progressisti serve una maggioranza ancora più ampia per “piegare le élite”.

Sta agli spagnoli la scelta di “avanzare o di cedere all’ultradestra”. Ma caro Sanchez, la maggioranza progressista non si può allargare perché è già minoranza nel Paese. E quando vincerà la destra non sarà perché gli elettori hanno ceduto al nemico – come se a votare per Vox saranno gli alieni – ma perché la Spagna non vuole più Sanchez e la sua ricetta di sinistra fallimentare (come il Brasile non vuole più Lula). Per l’ennesima volta, il leader socialista non si è dimesso, neanche di fronte all’immane disfatta sui decreti casa e la protesta di piazza. Caro Sanchez, sei tu l’élite, sei tu che non vuoi arrenderti all’evidenza: il centrodestra è maggioranza schiacciante (per i sondaggi sta al 52%) perché sta dalla parte giusta, quella dei cittadini. E gli spagnoli da qui a un mese di certo non dimenticheranno Ceuta, caro Sanchez. Capito, cara Schlein?

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