Che brutta fine che ha fatto la sinistra europea
Dov’è finita la sinistra europea? Quella degli scioperi per il salario, della difesa dei lavoratori? Mentre stipendi e pensioni non tengono il passo con il costo della vita, la sinistra nostrana se ne sta comodamente rintanata nei salotti radical chic, ostinata nel voler dettare l’agenda su diritti civili, transizione green e cambiamento climatico, dicendo no al futuro – come la Tav, il Ponte sullo Stretto e soprattutto il nucleare.
Il paradosso è evidente: ciò che un tempo costituiva il cuore delle politiche di sinistra oggi viene sempre più intercettato dalla destra sociale e sovranista. Certi sinistri figuri invece si beano nel cercare di educare l’elettorato, giudicando chi non vota per loro come bifolchi illetterati.
E quando esplode il conflitto sociale, come in Francia, la sinistra insegue le piazze più radicali senza riuscire a costruire una reale alternativa per i cittadini, gettando piuttosto benzina sul fuoco. Ora, se per Macron questo è il giusto epilogo per la sua pessima presidenza (simile paradossalmente alla parabola del socialista Sanchez in Spagna), al contempo questa sinistra schierata con chi vuole bruciare vivi i presidi non fa che favorire la destra di Le Pen e Bardella.
E stiamo parlando dei cugini d’Oltralpe di chi a casa nostra si riempie la bocca con frasi tipo “la bussola è la Costituzione”. Ecco, dove sta scritto, nella Carta, che si deve dire no per partito preso a qualsiasi proposta della maggioranza – pure quando vuole riavvicinare la politica agli elettori, con le preferenze – e che si devono coccolare i violenti?
PER TUTTE LE ALTRE NEWS SULL’EDITORIALE
Torna alle notizie in home