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Esteri

Adios, “El Guapo” Sanchez scioglie le Cortes e si gioca tutto

L'annuncio del premier socialista: si vota il 29 novembre

di Ernesto Ferrante -

Contenuto grafico generato con AI


Pedro Sanchez ha deciso di sfidare il tempo, i numeri e il clima politico che attraversa l’Europa. Con l’annuncio delle elezioni anticipate del 29 novembre, il premier socialista ha trasformato una legislatura in affanno in una resa dei conti nazionale. Non un semplice ritorno alle urne, ma un giudizio complessivo su otto anni di governo segnati da riforme, polarizzazione, alleanze controverse e una crescente pressione politica e giudiziaria attorno al suo sistema di potere.

Una prova di forza solo apparente

La scelta è arrivata nel momento più delicato della sua esperienza alla Moncloa. La bocciatura parlamentare dei decreti sull’emergenza abitativa ha certificato la fragilità di una maggioranza che da mesi sopravvive tra mediazioni estenuanti e ricatti incrociati. Il voto contrario di Junts ha messo a nudo ciò che da tempo appariva evidente. Il governo non controlla più il Parlamento e Sanchez non dispone più della forza politica necessaria per imporre la propria agenda.

Eppure il premier ha scelto di reagire rilanciando. Nel discorso con cui ha annunciato lo scioglimento delle Cortes, ha dipinto la consultazione come una battaglia tra progresso e regressione, tra una Spagna aperta e una Spagna travolta dall’onda delle destre. Ha rivendicato il ruolo del Paese come “baluardo di apertura e giustizia sociale”, come punto di riferimento mondiale per pace, femminismo e prosperità, chiedendo agli elettori una maggioranza ancora più ampia per proseguire la trasformazione del Paese. Una narrazione ambiziosa che però si scontra con una realtà molto meno favorevole.

Tra slogan e scivoloni

Da mesi, infatti, “El Guapo” governava sotto il peso di una sequenza di crisi che hanno eroso il consenso del suo esecutivo. Dalla pressione migratoria che ha investito Ceuta alle tensioni sociali sulla casa, fino alle inchieste che hanno coinvolto figure centrali del suo entourage politico. I casi che hanno riguardato gli ex fedelissimi José Luis Abalos e Santos Cerdan hanno colpito il cuore del Psoe. Parallelamente, le vicende giudiziarie che hanno interessato membri della sua famiglia hanno eroso la sua immagine.

Particolarmente problematica si è rivelata la crisi abitativa, divenuta un macigno nelle ultime settimane. Il caso di Mariacarmen Abascal, l’anziana sfrattata dalla propria abitazione dopo un forte incremento del canone, è diventato il simbolo di un malessere diffuso. Le piazze si sono riempite nuovamente. Le proteste hanno riportato al centro il tema dell’accesso alla casa. E proprio mentre il premier tentava di farne il perno della sua offensiva politica, il Parlamento ha respinto i decreti varati dall’esecutivo.

Il vento è cambiato

Per anni Pedro Sanchez ha costruito la sua reputazione sulla capacità di sopravvivere alle crisi. È stato più volte dato per politicamente finito ed è sempre riuscito a ribaltare il tavolo. Questa volta, però, la scommessa appare più difficile. Non soltanto perché il logoramento del potere si fa sentire, ma perché il quadro politico europeo sta cambiando velocemente.

I sondaggi fotografano una tendenza chiara. Il Partito Popolare di Alberto Nunez Feijoo si conferma prima forza politica del Paese. Vox continua a crescere ed è l’unico grande partito nazionale a registrare un incremento significativo rispetto alle elezioni del 2023. Sommando i rispettivi consensi, il blocco di centrodestra e destra supera ampiamente il 50 per cento delle intenzioni di voto, mentre l’intero schieramento progressista arretra. Per blocchi, il vantaggio della destra è netto.

È il riflesso spagnolo di una tendenza ormai visibile in buona parte del continente, dove governi e forze conservatrici conquistano spazi sempre più ampi. Sanchez ha scelto di presentarsi come l’ultimo grande argine di questo cambiamento, trasformando la campagna elettorale in uno scontro tra modelli di società.

La parola agli elettori

Per la sinistra europea, e in particolare per Elly Schlein e il campo progressista italiano, il leader socialista è stato a lungo il simbolo della resistenza all’ascesa delle destre. Un laboratorio politico da imitare, un esempio di come neutralizzare l’avversario attraverso coalizioni eterogenee e una forte mobilitazione ideologica. Ora saranno gli elettori a decidere se per “El Guapo” è arrivato davvero il momento dell’“adios”.


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