Il governo blinda la riforma della legge elettorale con la fiducia. Proteste dell’opposizione
Dopo i tre voti di fiducia di oggi e domani su ciascuno dei tre articoli modificati a Palazzo Madama, giovedì ci sarà il voto finale sul provvedimento che sarà con ogni probabilità segreto
Sulla riforma della legge elettorale procede tutto come da copione. Da una parte e dall’altra. Il governo ha ufficialmente posto la questione di fiducia sui primi tre articoli del provvedimento scatenando le annunciate polemiche dell’opposizione. Allo stesso tempo, dal centrodestra si ribadisce che in caso di un nuovo incidente, proprio in virtù della fiducia, non ci sarebbe alternativa all’apertura di una crisi. Lo ha ricordato ancora ieri per l’ennesima volta Giovanni Donzelli. “Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa – ha detto il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, intercettato a piazza Montecitorio proprio mentre il ministro Ciriani poneva la questione di fiducia in aula – dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. È prassi. Sarebbe una follia immaginare diversamente”, ha aggiunto.
Le proteste dell’opposizione
Una posizione assolutamente corretta rispetto alla quale, però, l’opposizione ha più di un punto da obiettare. Innanzitutto, viene messa in discussione la stessa scelta di blindare con la fiducia un provvedimento come questo. L’accusa è quella di una forzatura, limitando il dibattito parlamentare, sulla definizione delle regole del gioco, che dovrebbero essere quanto più condivise possibili. Tesi oggettivamente valida e tutt’altro che campata in aria. Storicamente, si è sempre cercato quantomeno di evitare di approvare le nuove leggi elettorali con la fiducia. Ovviamente, non sempre ci si è riusciti. Dal fronte opposto, fonti di maggioranza fanno però notare come la riforma elettorale sia alla sua terza lettura e che finora l’atteggiamento dei partiti di minoranza è stato tutt’altro che costruttivo.
Il voto finale a scrutinio segreto
Inoltre, c’è tutta l’intenzione di approvare il testo senza ulteriori modifiche, quindi nella versione uscita dal Senato. Ed è a tal proposito che arriva un altro affondo dell’opposizione. L’idea, tutt’altro che peregrina, è che la fiducia serva in realtà a sterilizzare un nuovo ipotetico attacco dei franchi tiratori – che a luglio hanno affossato le preferenze – con la minaccia di un ritorno anticipato alle urne. Dopo i tre voti di fiducia di oggi e domani su ciascuno dei tre articoli modificati a Palazzo Madama, giovedì ci sarà infatti il voto finale sul provvedimento che sarà con ogni probabilità segreto. L’appuntamento più temuto è quindi questo, perché di certo è da escludere che dalla maggioranza possano arrivare voti contro la fiducia al governo, tanto più perché a scrutinio palese. E se andrà a male la parola d’ordine sarà crisi.
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