L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Per difendere la sovranità popolare di questi tempi serve quella continentale

L'importanza dell'Europa che deve custodire anche le tradizioni e le culture che ci appartengono

di Raffaele Bonanni -


Il Canada bussa alla porta dell’Europa perché il mondo che conoscevamo è finito e quello che avanza mostra i denti. Farne il primo «membro associato» dell’Unione vale più di cento vertici: certifica che la geografia deve cedere quando la storia accelera.
Ottawa e Bruxelles «vedono il mondo con gli stessi occhi», sostiene Ursula von der Leyen. Purché restino aperti. Una parte del mondo è impegnato a liquidare il diritto internazionale, ridotto a galateo per deboli. L’energia è un cappio, i semiconduttori un pedaggio, le terre rare una serratura. Il libero commercio sopravvive nelle omelie; nei porti, negli stretti e sulle rotte viene selezionato, deviato, soffocato. Sulla bilancia grava la forza militare, spada di Brenno: pretende, minaccia, ricatta.

Gli Stati medi hanno compreso il messaggio. Da soli saranno clienti, satelliti o prede. Per l’Europa, il Canada offre materie prime, tecnologia e profondità artica. Da grande produttore di uranio, può inoltre sostenere una cooperazione nucleare che sottragga la transizione energetica ai ricatti. Non è romanticismo atlantico. È necessità.

Ma gli imperi non sono gli unici assedianti. Finanza e Big Tech lanciano, per la prima volta nella storia, un segnale ancora più radicale: non vogliono più soltanto condizionare l’economia e la politica; vogliono possederle. Accumulano moneta, dati, infrastrutture, conoscenza, canali dell’informazione. Scrivono regole senza mandato, sorvegliano senza giudice, orientano il consenso senza risponderne a nessuno. Il cittadino diventa profilo, il lavoro variabile, lo Stato un fastidioso ufficio autorizzazioni. Chiamarlo mercato è un atto di candore. È potere privato che reclama sovranità.

Ecco perché la sovranità nazionale è oggi un guscio vuoto. Nessun Paese europeo può negoziare alla pari con un impero, una piattaforma o un fondo. Per difendere la sovranità popolare di questi tempi serve quella continentale: democratica, responsabile, capace di imporre regole alla finanza e difendere industria, lavoro, dati, energia e sicurezza. Anche la decarbonizzazione esige gradualità: distruggere produzioni europee mentre i concorrenti inquinano indisturbati non salva il clima, trasferisce fabbriche, lavoro ed emissioni. Il rigore senza industria è soltanto impotenza ben vestita.

Continentale non significa uniforme. L’Europa ha senso soltanto se custodisce le storie, le tradizioni e le culture che ci appartengono; se fa della diversità una forza politica, non una cartolina. E ha senso se protegge ciò che altrove viene smantellato: diritti sociali e civili, dignità del lavoro, libertà della persona, Stato di diritto. Senza questo patrimonio l’Unione sarebbe soltanto un mercato sorvegliato. Con esso può diventare una potenza diversa: abbastanza forte da non obbedire, abbastanza civile da non dominare.

Intanto, oltre la Manica, la Brexit perde l’aura della liberazione e mostra il conto. Scozia, Galles e Irlanda del Nord spingono perché il Regno Unito ritrovi la via europea. Nessun ritorno è imminente, ma il tabù è rotto. Il Canada si avvicina dall’altra sponda dell’Atlantico; il mondo britannico torna a interrogare la porta che aveva sbattuto. La mappa politica si muove mentre Bruxelles continua a consultare il regolamento.

Lo status di membro associato non compare nei trattati? Lo si inventi. L’articolo 217 offre già la base per un’associazione forte; se servirà altro, si cambino i trattati. Le norme sono strumenti della politica, non reliquie davanti alle quali sacrificare il futuro. Naturalmente i valori comuni vanno provati nei fatti attraverso ogni collaborazione. Rinnovare l’alleanza atlantica con tutti i membri è un nostro dovere e grande interesse. Sono eventi carichi di speranza e devono indicare questo segno.

Questo è un tempo straordinario. Esige comportamenti straordinari. Non imprudenze, ma coraggio; non retorica, ma decisione. L’Europa è un soggetto importante di libertà, diritti civili e protezione sociale in un mondo che si fa ogni giorno più ostile. Può restringersi fino a diventare irrilevante, oppure aprirsi a chi condivide il suo destino e costruire il proprio futuro. Il Canada pone la domanda. Il Regno Unito la ripete. La storia non aspetterà che ventisette governi finiscano di chiedere il permesso alle loro paure.

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