Le parole del ministro: "Impatto entro sette-otto anni". Lo scontro Mimit-gestori sui carburanti
Pichetto concentrato sul nucleare. “Confido”. Fin troppo chiaro il messaggio che arriva (anche) alle Aule dal ministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. A L’Identità, il titolare del dicastero del Mase ha detto di “confidare”, appunto, nel fatto che il Senato riuscirà ad approvare la legge delega sul nucleare prima della pausa estiva. Il tema centrale, a proposito del ritorno all’atomo dell’Italia, è innanzitutto quello legato all’opportunità, ormai ineludibile, di diversificare le fonti. Rendere più ricco (e soprattutto affidabile) il mix energetico. E, poi, c’è la questione economica. Che, di sicuro, non è da sottovalutare.
Nucleare, l’analisi di Pichetto
“Il nucleare presenterà una ricaduta economica che ci sarà già nei primi sette-otto anni”, spiega al nostro quotidiano. Puntualizzando che tanto “dipende da quelli che saranno gli investimenti”. Pichetto, poi, sottolinea un paradosso che sarebbe quasi ora di sanare. “Teniamo presente che noi, dopo la Francia, siamo il Paese in Europa che ha una struttura di imprese più qualificata. Non a caso, l’ultima centrale nucleare in Europa è stata costruita da Enel. Siamo all’avanguardia nel settore. E, chiaramente, all’inizio ci sarà, dal nucleare, un impatto economico di questo tipo”. E poi, afferma ancora il ministro, “la valutazione rispetto all’impatto economico futuro nel prossimo decennio, se si arriverà alla produzione di energia da fonte di nucleare, dipenderà dal mix (energetico ndr) e da un arbitraggio sui prezzi”.
Una replica a Parisi
L’analisi che Pichetto fa a L’identità è nel merito e risponde, coi fatti, alle critiche piovute sul progetto del nucleare sostenibile. Intervistato da Gea, il capo del Mase aveva già risposto alle critiche del premio Nobel Parisi: “Gli scienziati facciano gli scienziati, gli economisti facciano gli economisti.Non scendo a fare valutazioni di scienza nel particolare. La laurea ce l’ho in economia e non in fisica e non ho nemmeno premi Nobel. Però un minimo di fondamento di matematica ce l’ho e pertanto due conti li so fare”. Ecco.
Intanto, cosa più importante, i tempi sono dettati e la Commissione Ambiente al Senato ha disposto la chiusura del termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 14 del 20 luglio prossimo.
La giornata campale di Urso
Se Pichetto dà il ritmo ai lavori delle aule, Urso segna gli orizzonti temporali per l’entrata in circolo, nel sistema energetico italiano, di corrente prodotta grazie al ritorno del nucleare. “L’Italia era negli anni Sessanta il primo Paese produttore di energia nucleare civile in Europa, il terzo nel mondo. Per rientrare ci vogliono otto anni – ha affermato in videocollegamento all’evento Panorama on the Road a Venezia – il 2035 è un anno credibile”. Ci vorrà tempo. Per il ministro all’Industria, però, quella di ieri è stata un’altra giornata campale. A causa dello scontro con le associazioni dei gestori e dei benzinai. Faib e Fenica avevano annunciato lo stato di agitazione.
Gestori – Mimit: lo scontro oltre le accise
Con un comunicato di guerra rivolto al Mimit: “C’è ancora chi, nascosto dietro le quinte, tira il freno a mano con l’ambizione di far naufragare una riforma che non solo è di interesse del settore ma consente un riassetto della rete in grado di incidere in modo strutturale e significativamente anche sul prezzo al pubblico dei carburanti”. Il Ministero del Made in Italy, però, non ci sta. E di fronte alle accuse manda avanti le fonti interne. Che, alle agenzie, hanno spiegato un’altra versione dei fatti. A quanto riporta Radiocor, infatti, il Mimit era giunto a portare “al consiglio dei ministri dell’otto luglio scorso una proposta di riforma del settore” dei carburanti. Poi, però, “la sua approvazione fu sospesa su richiesta esplicita di chi oggi ne lamenta i ritardi”.
La versione delle “fonti”
Una replica, punto per punto, alle accuse: “Gli uffici in questi mesi hanno continuato a lavorare e a fare incontri con tutti gli attori per superare gli ostacoli frapposti e, finalmente, le associazioni, alla fine di aprile di quest’anno, hanno condiviso la proposta. Stupisce che si accusi chi ha perseverato nel trovare una soluzione condivisa, invece di ammettere le proprie responsabilità”.
I conti dei consumatori
Intanto insorgono le associazioni dei cittadini. Secondo Federconsumatori l’ultima mattana di Trump costerà alle famiglie un aggravio di spesa complessivo pari a 265 euro annui a famiglia. Una mazzata su cui adombrano dubbi gli stessi consumatori secondo cui i prezzi “tenendo conto dell’andamento della materia prima e del cambio euro-dollaro” dovrebbero essere molto più bassi. L’Unione nazionale dei consumatori ha riferito che il ricorso presentato all’Antitrust sul tema dei prezzi dei carburanti è stato rigettato.
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