Campo largo: una nuova “gioiosa macchina da guerra”
Doveva essere il secondo appuntamento per mostrare agli italiani un centrosinistra unito e compatto. Invece la manifestazione del campo largo prevista domani a Padova è stata rinviata. Ufficialmente per gli impegni parlamentari sulla legge elettorale, in realtà lo stop arriva dopo una prima disastrosa uscita a Napoli segnata dalle contestazioni degli attivisti di Potere al Popolo e dalle polemiche suscitate dalle dichiarazioni di Giuseppe Conte secondo cui la “minaccia russa” sarebbe costruita ad arte per giustificare la corsa al riarmo.
Parole, rilanciate anche nei giorni successivi, che hanno aperto una frattura evidente con il Pd. Schlein ha infatti ribadito la linea e non si tratta di una semplice differenza di toni ma di una diversa visione della politica estera, della sicurezza e della collocazione internazionale dell’Italia. Ed è qui che riaffiora una domanda che la politica italiana si porta dietro da oltre trent’anni: basta mettere insieme partiti diversi per costruire un’alternativa di governo?
Anche la “gioiosa macchina da guerra”, evocata da Achille Occhetto nel ‘94 avrebbe dovuto inaugurare una nuova stagione, ma la storia dimostrò che un’alleanza non si regge soltanto perché unita contro l’avversario. Il limite della coalizione formata dai dem, 5 Stelle e da Avs è evidente: fatica a trovare una sintesi sui grandi dossier della politica nazionale e internazionale e a tenere insieme mondi che parlano linguaggi diversi e inseguono obiettivi spesso incompatibili.
Non basta condividere l’obiettivo di battere il governo Meloni. Occorre offrire agli elettori una proposta credibile: l’alternanza è il sale della democrazia ma la credibilità non nasce dalla semplice somma dei consensi, nasce dalla capacità di costruire una visione comune del Paese. Il campo largo rischia di trasformarsi nell’ennesimo cartello elettorale nato più per fermare un avversario che per indicare una direzione. E la storia insegna che le coalizioni costruite soltanto “contro” difficilmente superano la prova delle urne e men che meno quella del governo.
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