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Cultura & Spettacolo

Sanremo, Pedrizzi: “Pucci non si ritiri. La destra non arretra sul piano culturale”

di Andrea Scarso -


La polemica Pucci a Sanremo continua ad animare il dibattito politico e culturale attorno al Festival della canzone italiana. Dopo il passo indietro del comico Andrea Pucci, arrivano parole dure dal mondo della destra, che legge la vicenda come il sintomo di un clima sempre più polarizzato nel panorama culturale italiano.

A intervenire è Riccardo Pedrizzi, già senatore e presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama, che invita Pucci a riconsiderare la sua decisione e denuncia quella che definisce una forma di intolleranza preventiva nei confronti degli artisti non allineati.

“Processi preventivi agli artisti di destra”

Secondo Pedrizzi, il caso Pucci rappresenta l’ennesima dimostrazione di un clima culturale segnato da sospetti ideologici e giudizi anticipati. Un contesto che, a suo avviso, colpisce soprattutto chi viene percepito come vicino a posizioni conservatrici.

Ma l’appello non è solo polemico. “Un uomo di destra – sostiene – non si tira indietro. Accetta le sfide, non arretra di fronte agli insulti o alle minacce, e difende le proprie idee con rispetto ma con fermezza”. Da qui l’invito diretto al comico a non rinunciare alla ribalta dell’Ariston.

Il Festival come terreno di scontro culturale

Per Pedrizzi, tuttavia, il nodo centrale non riguarda l’orientamento politico di chi sale sul palco di Sanremo. Il problema sarebbe più profondo e legato al modello culturale che negli ultimi anni, secondo la sua lettura, avrebbe dominato il Festival.

L’ex senatore parla di un’impostazione ideologica che avrebbe trasformato Sanremo in uno spazio di militanza simbolica, più che di intrattenimento popolare. Vengono citati esempi di edizioni passate in cui il palco sarebbe stato utilizzato per lanciare messaggi su temi sociali e identitari, spesso percepiti da una parte del pubblico come divisivi.

Valori, identità e pluralismo

Nel mirino finiscono anche episodi ritenuti irrispettosi verso la religione e la tradizione, presentati – secondo Pedrizzi – come segni di progresso culturale ma vissuti da molti come una provocazione gratuita. Una narrazione che, sempre secondo l’esponente della destra, avrebbe finito per mettere in discussione valori fondanti come la famiglia, il senso di appartenenza e l’identità nazionale.

Da qui la rivendicazione di una visione alternativa: una cultura “libera e pluralista”, capace di accogliere le differenze senza rinnegare le proprie radici. L’obiettivo dichiarato è quello di superare i “sermoni ideologici travestiti da spettacolo” per restituire al Festival uno spazio davvero aperto a tutte le sensibilità.

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