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Prato: podio “fare impresa” e l’ombra del sospetto

Con un tasso di 112,4 imprese ogni mille abitanti, il piccolo territorio toscano conquista la vetta nazionale facendo leva su un distretto tessile unico

di Dave Hill Cirio -

A Prato anche l'innovativo Textile Hub


Da anni la provincia di Prato è finita sui taccuini dei cronisti e sotto i riflettori delle Procure internazionali. Un susseguirsi di inchieste per riciclaggio transnazionale, caporalato e blitz nel distretto “pronto moda” a gestione cinese hanno edificato nell’immaginario collettivo la narrazione di un ghetto economico opaco e fuori controllo.

Fare impresa: Prato sul podio

Eppure, sfogliando l’ultimo report dell’Area Studi e Ricerche Cna, la realtà restituisce un verdetto spiazzante: Prato è la capitale assoluta dell’imprenditorialità italiana.

I vertici della classifica: i dati dell’imprenditorialità

Con un tasso di 112,4 imprese ogni mille abitanti, il piccolo territorio toscano conquista la vetta nazionale facendo leva su un distretto tessile unico contrassegnato anche dall’innovazione, la pervasività del pronto moda e una spinta costante della micro-imprenditoria straniera.

Al secondo posto si piazza Milano, che registra 110,6 imprese ogni mille residenti trainata dal settore dei servizi avanzati, dalla finanza e dal mondo delle startup. Segue al terzo posto Rimini, con 105,5 aziende per mille abitanti, forte della sua vocazione turistico-ricettiva, del commercio e dei servizi dedicati al tempo libero.

Sotto il podio figura Firenze, quarta con un valore di 98,2 imprese guidato dall’artigianato di alta gamma e dalla manifattura, mentre all’estremo opposto della graduatoria si colloca il Sud Sardegna, ultimo territorio in Italia con sole 53,4 imprese ogni mille abitanti, a causa di una debole inclinazione al lavoro autonomo e di un forte spopolamento.

Il paradosso pratese: laboratorio o Far West?

Come fa un territorio ciclicamente nel mirino degli inquirenti per l’incessante turnover aziendale — dove le ditte nascono, cambiano nome e muoiono nel giro di pochi mesi per eludere il fisco — a guidare la classifica nazionale del fare impresa?

La risposta sta nel cortocircuito tra iper-produttività e dinamismo demografico. Il primato di Prato non è un miraggio, ma l’esito di una miscela esplosiva.

L’effetto moltiplicatore della presenza straniera

Una comunità cinese fortemente propensa all’autoimpiego ha innestato una galassia di microimprese tessili su un tessuto artigianale storico già frammentato.

Una natalità aziendale senza sosta

La rapidità con cui il mercato assorbe e rigenera le micro-attività crea una densità d’impresa unica in Europa.

Le filiere cortissime

Nel distretto, la velocità della produzione “fast fashion” impone una rete capillare di contoterzisti dove ogni processo richiede una partita Iva autonoma.

L’Italia del policentrismo e la frattura col Mezzogiorno

Il caso Prato è l’ingranaggio più spinto di un modello economico — quello delle 4,8 milioni di aziende italiane con quasi 18,9 milioni di addetti — che rifiuta la centralizzazione. Le 14 città metropolitane concentrano infatti solo il 38,1% delle imprese, lasciando al policentrismo dei distretti intermedi la vera forza trainante del Paese.

Una vitalità che premia quasi esclusivamente la dorsale manifatturiera del Centro-Nord (dalle Marche al Veneto), scavando un solco profondissimo con il Mezzogiorno. All’estremo opposto della graduatoria figurano il Sud Sardegna (meno della metà del valore pratese), Enna (55,9) e Caltanissetta (56,5), dove il freno delle infrastrutture, lo spopolamento e le difficoltà di accesso al credito continuano a soffocare la propensione al rischio autonomo.

Prato rimane così uno specchio a due facce. Da un lato l’ossessione per il controllo di un distretto iper-dinamico e al limite della legalità. Dall’altro la prova che, nel bene e nel male, la pulsione a “fare impresa” in Italia ha ancora il suo cuore pulsante nei territori di provincia.

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