L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

Vogliamo Ranucci seduto tra Boldrini e Cafiero de Raho

La sua collocazione perfetta. Alla sua destra la paladina del femminismo d'ordinanza. Alla sua sinistra il campione del giustizialismo. Un terzetto ideale

di Angelo Vitale -


Uno spettacolo desolante, almeno per chi conservi un briciolo di onestà intellettuale: nel caso Ranucci, da qualche giorno strettamente intrecciato alle sorti di Report, l’emergere sempre più evidente di una doppia morale sulla cui strada si incrociano i comportamenti dell’ex conduttore della trasmissione e dei suoi paladini nel campo largo.

Il “dio” unico

L’autoproclatamatosi deus unico del giornalismo d’inchiesta senza macchia, pronto a fare le pulci al mondo intero con il suo “metodo Report”, si scopre improvvisamente affetto da una singolare forma di amnesia e feroce autodifesa quando i riflettori si accendono sulle sue personali contraddizioni.

La vicenda dei rapporti con Valter Lavitola è emblematica. Ranucci, colpito da amnesia con i magistrati, evitando di render loro note le sue relazioni con l’ex editore de L’Avanti. Oggi, non esita a contestare pubblicamente a Giulia Presutti di aver frequentato lo stesso Lavitola, muovendole accuse pesantissime. Stesso identico trattamento e pari accuse riservate a Daniele Piervincenzi.

È il “metodo Report”

Viene applicato come arma di distruzione: un avvertimento, nemmeno tanto tra le righe, lanciato a chiunque debba o possa sostituirlo, un segnale rivolto pure a chi, nella sua ormai ex squadra, cessi di ritenerlo un idolo insostituibile.

Ne sono chiara prova i suoi post social più recenti, che tradiscono il nervosismo di chi si sente assediato ma continua a colpire per proteggere la propria sedia.

E il campo largo?

A questo cortocircuito etico si somma l’ipocrisia delle forze politiche dell’opposizione. Il M5S e AVS oggi fingono di non voler candidare Ranucci, ma si guardano bene dall’escludere nettamente questa ipotesi, lasciando la porta aperta.

Sono gli stessi paladini della legalità pronti a bypassare le opacità di un giornalista che non ha chiarito ai magistrati i suoi legami con Lavitola. E sono, al contempo, i paladini del MeToo che ignorano quanto emerso sui comportamenti inappropriati di Ranucci con l’altro sesso.

Quando si tratta degli avversari, il rigore progressista è spietato. Quando si tratta di Ranucci, scatta l’indulto morale.

Ecco perché questa parabola merita un degno coronamento. Vogliamo vedere Ranucci seduto in Parlamento su uno scranno della sinistra, stretto tra Laura Boldrini e Federico Cafiero de Raho.

La sua collocazione perfetta. Alla sua destra la paladina del femminismo d’ordinanza. Alla sua sinistra il campione del giustizialismo. Un terzetto ideale.

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