Cronaca

Riciclaggio, un’inchiesta della Procura di Gratteri scopre un business da 2,6 miliardi

di Angelo Vitale -


Riciclaggio, un giro d’affari da 2,6 miliardi di euro, alberghi e yacht finiti sotto sigilli e 6mila “clienti” con 15 dipendenti dedicati. Questi sono solo alcuni dei numeri che emergono dalla maxi inchiesta su un giro di riciclaggio internazionale con basi a Portici ed Ercolano, in provincia di Napoli, e affari fino in Lituania e Lettonia.

Nell’ambito delle attività di una squadra investigativa di comune intervento coordinata da Eurojust (l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, ndr), i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura guidata dal procuratore Nicola Gratteri, in particolare per le attività investigative guidate dalla Sezione III – Criminalità Economica e dalla Sezione XI – Sicurezza dei Sistemi Informatici.

In manette sono finite 8 persone accusate a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione, intestazione fittizia di beni, bancarotta per distrazione, omessa dichiarazione dei redditi, nonché detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature e altri mezzi atti a intercettare o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche.

A Portici ed Ercolano operava una centrale di riciclaggio internazionale che, dietro il paravento di servizi di consulenza e promozione finanziaria, offriva alla clientela un ampio “pacchetto” di servizi finalizzato a delocalizzare ed investire all’estero proventi illeciti derivanti, tra l’altro, da frodi fiscali, truffe sui bonus edilizi e bancarotte fraudolente, con modalità idonee ad ostacolare l’identificazione dei beneficiari effettivi dei fondi riciclati.

A questo scopo i boss di questo business criminale avrebbero diretto e gestito un’articolata struttura organizzativa con ramificazioni anche in Paesi off-shore, che svolgeva in Italia una vera e propria attività bancaria occulta attraverso un istituto di moneta elettronica lituano e una società lettone ad esso collegata, assicurando alla clientela società fittizie intestate a soggetti “prestanome”, conti correnti gestibili interamente online attraverso un’applicazione scaricabile dai principali app store, carte di pagamento anonime nonché servizi di raccolta, custodia e trasporto di denaro contante.

Tra il 2018 e il 2023, in totale sarebbero stati movimentati oltre 2,6 miliardi di euro, per oltre 6mila clienti (per lo più italiani, principalmente localizzati in Campania, Lombardia e Lazio) che necessitavano di un meccanismo capace di “nascondere” agli occhi del fisco italiano e dell’autorità giudiziaria ingenti capitali di illecita provenienza.

Avvalendosi di 15 dipendenti, l’organizzazione avrebbe offerto assistenza ai clienti addirittura attraverso un centralino telefonico e una chat online, pubblicizzando i servizi offerti su numerosi siti web e su un ebook.

Sedi occulte a Portici ed Ercolano con forza lavoro specializzata e fidelizzata: di questo poteva godere il trust criminale. Ed è stato scoperto anche un caveau per la custodia del contante, individuato nel corso delle perquisizioni eseguite in collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche. Per i loro traffici gli indagati si sarebbero avvalsi anche di strumentazioni informatiche e telematiche per impedire e interrompere le comunicazioni relative a sistemi telefonici e telematici, allo scopo di evitare qualsiasi tipologia di sorveglianza, captazione e intercettazione da parte delle forze di polizia.

Sequestrati beni per 25 milioni di euro, tra cui 15 immobili a Vilnius (due appartamenti di lusso siti nel centro storico, due alberghi e un bar-ristorante), 4 immobili a Riga (di cui due appartamenti di lusso), una villa ad Ercolano con piscina e campo di calcio, un immobile a Portici, un immobile a Como e uno yacht. In precedenza, nel corso delle indagini, erano già stati sequestrati oltre 700mila euro in contanti, criptovaluta detenuta in 9 portafogli digitali per 1,3 milioni di euro e beni di lusso (orologi e gioielli) per 330 mila euro.


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