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Riforma del gioco pubblico, Pedrizzi: “Il rischio è un oligopolio nel settore”

di Andrea Scarso -


La riforma del gioco pubblico torna al centro del dibattito politico ed economico. A Roma, durante il convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” organizzato dal Milton Friedman Institute, esponenti politici e operatori del settore hanno ribadito la necessità di una normativa chiara, stabile e condivisa con la filiera.

L’incontro, moderato dal direttore de Il Tempo Daniele Capezzone, ha riunito parlamentari di diversi schieramenti e rappresentanti del comparto, con l’obiettivo di discutere il futuro di un settore che, tra occupazione diretta e indotto, coinvolge circa 150 mila lavoratori e rappresenta una voce significativa per il gettito dello Stato.

La richiesta: regole chiare e confronto con gli operatori

Al centro del confronto c’è la necessità di definire una riforma del gioco pubblico che garantisca equilibrio tra tutela sociale, legalità e sostenibilità economica.

Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha evidenziato l’importanza di costruire un sistema regolatorio capace di tenere insieme sviluppo del settore e contrasto alle infiltrazioni criminali.
Secondo Mulè, misure troppo restrittive su alcune tipologie di gioco rischiano di produrre effetti indesiderati, spingendo l’offerta verso circuiti meno controllati e difficili da presidiare.

Sulla stessa linea l’intervento del deputato Andrea De Bertoldi, che ha annunciato di aver scritto al viceministro dell’Economia Maurizio Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse. Nella lettera viene chiesto che il decreto di riordino del comparto venga discusso attraverso un confronto strutturato con gli operatori della rete, considerato essenziale per garantire stabilità normativa.

Pedrizzi: senza riforma rischio oligopolio

Tra gli interventi più netti quello del senatore Riccardo Pedrizzi, che ha sottolineato come la riforma del gioco pubblico debba offrire certezze agli investimenti e preservare la competitività del mercato italiano.

Secondo Pedrizzi, l’assenza di regole stabili rischia di frenare gli investimenti nazionali e di favorire una progressiva concentrazione del mercato nelle mani di pochi operatori. Per questo, ha spiegato, la riforma dovrebbe anche chiarire con precisione le competenze dei ministeri coinvolti: al Ministero dell’Economia e delle Finanze spetterebbe la gestione del gettito erariale, al Ministero della Salute il compito di rafforzare le politiche di prevenzione e contrasto alle dipendenze da gioco, mentre al Ministero dell’Interno dovrebbe essere affidata la tutela dell’ordine pubblico e il presidio della legalità nel settore.

Il nodo del mercato: “Non ridurlo a pochi grandi operatori”

Nel suo intervento, Pedrizzi ha messo in guardia dal rischio che nuove regole troppo rigide possano restringere il mercato a pochi grandi gruppi.

Secondo il senatore, una simile evoluzione produrrebbe un oligopolio, con effetti negativi sia per lo Stato sia per l’economia nazionale. Il sistema italiano, ha ricordato, si basa su una rete diffusa di piccole e medie imprese che garantiscono presenza capillare sul territorio e contribuiscono al controllo del mercato legale.

Una concentrazione del settore in due o tre grandi operatori, ha spiegato, ridurrebbe anche il potere negoziale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti dei concessionari.

Il timore dei tempi politici

Sul piano politico resta l’incertezza sui tempi della riforma. Nonostante gli annunci degli ultimi mesi, il riordino del gioco fisico appare ancora fermo.

Pedrizzi ha quindi invitato il governo a riaprire il confronto con l’intera filiera, analizzando dati e studi forniti da imprese ed esperti. Con l’avvicinarsi della fine della legislatura, il timore è che il provvedimento possa essere approvato in modo frettoloso o rinviato ancora.

Per il settore, la richiesta resta una sola: una riforma del gioco pubblico capace di garantire stabilità normativa, concorrenza equilibrata e tutela della legalità. Un equilibrio che, secondo i partecipanti al convegno, non può più attendere.


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