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Paralimpiadi 2026, il caso delle divise ucraine

L’IPC ha vietato la divisa ucraina con la mappa nazionale, giudicata simbolo politico, scatenando tensioni con la riammissione russa.

di Marzio Amoroso -


La vigilia delle Paralimpiadi invernali di Milano‑Cortina 2026 si apre con una controversia che va oltre lo sport e tocca il cuore della rappresentazione nazionale. Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ha vietato alla delegazione ucraina di indossare la propria divisa da cerimonia, giudicandola un elemento “politico” non compatibile con il regolamento. La decisione arriva in un momento già segnato da tensioni, tra la riammissione di Russia e Bielorussia e i timori di boicottaggi alla cerimonia d’apertura.

Una divisa che racconta un Paese in guerra

La tenuta contestata, disegnata dal designer Viktor Anisimov, riportava sul petto la mappa completa dell’Ucraina, includendo Crimea e Donbas, territori oggi occupati militarmente dalla Russia. Per Kiev si trattava di un simbolo identitario e istituzionale, conforme ai confini riconosciuti a livello internazionale. Per l’IPC, invece, quella rappresentazione configurava un messaggio politico, vietato dalle norme che regolano abbigliamento e cerimonie ufficiali di Olimpiadi e Paralimpiadi.

Il presidente del Comitato Paralimpico ucraino, Valeriy Sushkevych, ha spiegato che la divisa era destinata esclusivamente alle cerimonie e non alle competizioni, sottolineando come il divieto sia stato comunicato a ridosso dell’evento, costringendo la delegazione a rivedere l’intero assetto di rappresentanza.

Il paradosso della riammissione russa

A rendere la vicenda ancora più delicata è la coincidenza temporale con un’altra decisione dell’IPC, la riammissione di Russia e Bielorussia ai Giochi, con bandiera e inno. Una scelta che ha provocato reazioni dure da parte di diversi Paesi e che rischia di tradursi in assenze simboliche durante la cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi.

Il contrasto tra il via libera ai simboli nazionali russi e il divieto imposto alla mappa ucraina ha alimentato un dibattito acceso sulla coerenza dei criteri adottati dal Comitato. Per molti osservatori, la linea dell’IPC appare oscillante tra neutralità formale e inevitabili pressioni geopolitiche.

Un precedente che pesa: il casco dedicato agli atleti caduti

Non è la prima volta che l’Ucraina si scontra con le regole dell’IPC. Pochi mesi fa era stato vietato anche il casco dell’atleta Vladyslav Heraskevych, che riportava un omaggio agli sportivi ucraini morti in guerra. Anche in quel caso, il Comitato aveva parlato di messaggio politico non consentito.

La ripetizione dei divieti contribuisce a creare un clima di frustrazione nella delegazione ucraina, che si presenta ai Giochi con il contingente più numeroso della sua storia recente, nonostante il Paese sia ancora sotto attacco.

Un evento sportivo che riflette un mondo diviso

La questione delle divise non è un dettaglio estetico, è il punto di incontro tra sport, identità e conflitto. Le Paralimpiadi, nate per celebrare resilienza e inclusione, si trovano ora a gestire un equilibrio fragile tra neutralità e realtà geopolitica.

La cerimonia d’apertura, già segnata dall’assenza dei portabandiera — sostituiti da volontari per ragioni ufficialmente logistiche — rischia di diventare il palcoscenico di nuove tensioni. Alcuni Paesi hanno annunciato forme di protesta, altri stanno valutando la partecipazione alle cerimonie in modo ridotto.

Cosa aspettarsi ora

L’Ucraina dovrà presentare una nuova divisa conforme ai regolamenti, ma resta da capire se la delegazione sceglierà di partecipare integralmente alle cerimonie o se opterà per una presenza simbolica.


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