Rigopiano, il processo torna in Cassazione
Tutti i rilievi della Procura generale di Perugia. La palla torna agli Ermellini
Un nuovo capitolo nella già intricata storia processuale dell’hotel Rigopiano: si torna davanti alla Cassazione. La Procura generale di Perugia, infatti, ha deciso di impugnare la sentenza della Corte d’Appello nel processo bis sul disastro che costò la vita a 29 persone tra ospiti della struttura alberghiera e lavoratori. Il ricorso si snoda lungo ventuno pagine di documenti. Che vertono su tre argomenti. In primo luogo, l’assoluzione dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Poi quella del tecnico comunale Enrico Colangeli. Ultimo punto, il computo dei termini per la prescrizione.
Rigopiano: si torna in Cassazione
La Procura Generale di Perugia ritiene che non si possa escludere la responsabilità del sindaco di Farindola, dal momento che gli incombevano obblighi e poteri di prevenzione anche in assenza di una carta di localizzazione del pericolo valanghe. Rilievi, questi, che i magistrati dell’accusa fanno valere pure in merito alla posizione del tecnico comunale. Sulla prescrizione, poi, c’è la lettura “costituzionalmente orientata” che riaprirebbe i termini. E, anzi, li raddoppierebbe dal momento che verrebbe estesa all’omicidio colposo plurimo e non al disastro colposo. Insomma, su Rigopiano dovrà decidere la Cassazione.
Come si era chiuso il processo
La sentenza impugnata dalla Procura generale davanti ai giudici della Cassazione aveva chiuso l’appello bis sul caso Rigopiano con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. Il disastro avvenne il 18 gennaio 2017. Nel pomeriggio, quando, alle 16.49, una valanga seppellì l’albergo ai piedi del Gran Sasso. Uccidendo 29 persone tra ospiti e lavoratori. Nel resort erano presenti in quaranta.
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