Così trasformeranno Vannacci in premier
Di questo passo, tra un salotto buono e una polemica spocchiosa al giorno, finiranno davvero per fare di Roberto Vannacci il prossimo Presidente del Consiglio italiano.
Se c’è qualcuno che si ostina a spianargli la strada per fare del suo movimento il primo partito italiano, non è soltanto l’atavica inconcludenza della sinistra o la cronica ritrosia del centrodestra a radicarsi davvero nei territori; quanto piuttosto l’atteggiamento compulsivo di quei media che amano definirsi responsabili e che continuano a cascare nella trappola del cortocircuito mediatico.
Non amano mai addentrarsi nei dettagli economici, un terreno che per il generale dovrebbe teoricamente rappresentare un passaggio accidentato, e sottostimano sistematicamente il dettaglio non trascurabile che il personaggio in questione vanta pure un curriculum accademico di tutto rispetto, preferendo invece improponibili operazioni di casting in cui viene abbinato a Mario Monti scelto come perfetto front man della conservazione elitaria.
Viene spontaneo chiedersi se davvero si creda che, in un momento storico in cui serpeggia una rabbia sociale profonda e una sofferenza economica palpabile nel paese, ci sia qualcuno disposto a rimpiangere le ricette di Mario Monti?
Perché se il messaggio implicito o esplicito è che l’alternativa a Vannacci sia il ritorno dello spread e dei tecnici, beh, allora l’esito del voto è già scritto e la stragrande maggioranza degli italiani sa già da che parte schierarsi!
Da Calenda a Trump: la lezione che nessuno impara
Nel frattempo, non manca chi prova a recitare la parte del censore indignato, come Carlo Calenda che alza la voce forse per raccogliere un pugno di visibilità in più, incoraggiato dal fatto che nel suo microcosmo i sondaggi che gli danno un minimo di respiro, dimenticando che reprimere la libertà di opinione non serve a nulla, esattamente come non serve cercare di imbastire processi sommari o minacciare improbabili decurtazioni di gradi; strategie che nella storia delle democrazie occidentali non hanno mai pagato.
Basterebbe volgere lo sguardo oltreoceano per capire la dinamica degli eventi negli Stati Uniti, dove i tentativi costanti, giudiziari e mediatici, di sbarrare la strada a Donald Trump non hanno fatto altro che offrirgli un passaporto blindato per rimettere piede alla Casa Bianca, eppure in Europa e in Italia sembra proprio che non si riesca mai a imparare la lezione fondamentale della storia recente.
E così i sacerdoti del politicamente corretto, i paladini dell’informazione responsabile e i custodi del pensiero unico proseguono imperterriti lungo la stessa strada sbarrata, convinti illusoriamente di infliggere colpi mortali a un avversario politico mentre, con la loro inossidabile presunzione, non fanno altro che tirargli la volata definitiva.
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