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Esteri

L’incognita economica spaventa Washington

La crisi del potere d'acquisto domina i sondaggi e spinge l'America verso un voto di protesta

di Cinzia Rolli -


La promessa di una nuova “età dell’oro” economica si sta scontrando con la dura realtà dei mercati e dei consumi negli Stati Uniti.

A meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il dibattito politico americano è monopolizzato da un unico fattore: il vertiginoso aumento del costo della vita.

Per il 47% degli elettori, le dinamiche dell’inflazione e il peso del caro vita non sono semplicemente un tema di discussione, ma rappresentano l’unico, vero parametro di giudizio con cui si presenteranno alle urne. Una polarizzazione tematica che azzera qualsiasi altro argomento della campagna elettorale.

Il 71% dei cittadini esprime oggi una netta disapprovazione verso la gestione economica federale dell’amministrazione Trump. I prezzi al dettaglio, sfuggiti al controllo, si sono così trasformati nel peggior nemico politico, un avversario invisibile ma costante che nessuna strategia di propaganda governativa riesce a contenere.

Il mercato del lavoro statunitense mostra una crescita solida e un tasso di disoccupazione ai minimi, ma i cittadini affrontano una forte contrazione del potere d’acquisto.

I prezzi record di benzina e diesel, spinti dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz, alimentano a cascata i costi di trasporto dei generi alimentari.

L’inflazione al consumo si attesta stabilmente sopra il 3,3%, guidata principalmente dall’impennata dei costi degli alloggi (+3,2%), dei beni alimentari e delle tariffe doganali imposte dalla politica commerciale isolazionista della presidenza.

Debito a 40.000 miliardi e Fed sotto pressione

Le massicce riduzioni delle tasse introdotte nell’ultimo anno hanno spinto il debito nazionale degli Stati Uniti oltre la soglia record di 40.000 miliardi di dollari. Questo forte incremento del deficit ha generato forti tensioni sul mercato dei titoli di Stato, dove gli investitori richiedono rendimenti più alti a causa dell’instabilità e dell’incertezza sui conti pubblici.

L’acuirsi della crisi ha scatenato uno scontro aperto tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, minando l’indipendenza della banca centrale proprio a ridosso del voto.

Per alleggerire la pressione sulle tasche degli elettori e blindare i sondaggi, l’amministrazione Trump sta moltiplicando i moniti pubblici affinché si proceda a un immediato taglio dei tassi d’interesse. Tuttavia i dati sull’occupazione emersi dagli ultimi report ufficiali complicano i piani del governo.

La Fed, guidata da Kevin Warsh, potrebbe infatti muoversi nella direzione opposta con un potenziale rialzo dei tassi a metà settembre per frenare la corsa dell’inflazione. Questa mossa restrittiva è fortemente temuta dai repubblicani, che vedono nei falchi della banca centrale il potenziale colpo di grazia al consenso del partito a poche settimane dall’apertura delle urne.

Sotto il profilo strettamente finanziario, gli analisti di Fidelity Investments evidenziano una tendenza storica costante: le settimane che precedono il voto di midterm sono tradizionalmente contrassegnate da una spiccata volatilità dei mercati e da performance azionarie deboli, un riflesso del clima di forte incertezza politica che frena le scelte degli investitori.

Sanità e inflazione: la vera crisi che nessuno vede

Mentre il dibattito si concentra sullo shock immediato di benzina e spesa, l’elettorato americano sconta una crisi ben più profonda e strutturale: il collasso dell’accessibilità sanitaria. Tra il 1999 e il 2024, la spesa per la salute è esplosa dal 13% al 18% del PIL. In questo quarto di secolo, a fronte di salari cresciuti del 119%, i contributi richiesti ai lavoratori per le polizze familiari sono schizzati del 308% (quasi il triplo dei guadagni), trainati da un aumento dei premi assicurativi complessivi del 342%, ben cinque volte il tasso d’inflazione generale.

In soli cinque anni, le spese mediche direttamente a carico di ogni singolo cittadino sono aumentate di un terzo, passando da 1.239 a 1.652 dollari. Questo logoramento spiega perché la sanità sia oggi il vero problema nei sondaggi sulla fiducia economica, superando le stesse paure legate al carrello della spesa o ai mutui.

Il 32% degli intervistati in un recente sondaggio si dichiara “molto preoccupato” per i costi sanitari, il 24% teme il rincaro dei beni alimentari, il 23% è in ansia per affitti o mutui, il 22% per le utenze domestiche e il 17% per la benzina e i trasporti.

Questa settimana il Presidente Trump ha intensificato l’impegno contro il caro farmaci, annunciando nuovi accordi sui prezzi Medicaid con nove aziende farmaceutiche e biotecnologiche di medie dimensioni.

Con i sondaggi per il Congresso che mostrano i Democratici in leggero ma costante vantaggio e i timori dei repubblicani per il calo di gradimento del Presidente nei sondaggi interni, i mercati stanno reagendo in modo anomalo.

Il carovita corre più veloce degli stipendi, trasformando la spesa di ogni giorno in una scelta di bilancio.

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