Russia al voto. Una Duma blindata per fronteggiare le minacce esterne
Urne aperte per tre giorni in tutto il Paese, comprese le quattro regioni annesse
Da questa mattina e per tre giorni la Federazione Russa elegge la nuova Duma di Stato, in un voto che coinvolge anche i residenti delle quattro regioni annesse dopo il 2022. In totale saranno assegnati 20.700 seggi e cariche direttive, ma l’esito politico è considerato ampiamente prevedibile. Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin, è destinato a consolidare un dominio che dura da oltre vent’anni. Le altre formazioni in corsa, dai comunisti alla LDPR, si divideranno la parte rimanente del consenso popolare I risultati sono attesi domenica sera, alla chiusura dei seggi.
Il voto nell’ombra della guerra
Queste sono le prime elezioni legislative dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina nel 2022, e si svolgono in un clima profondamente mutato. La guerra, inizialmente percepita come lontana, è entrata nella quotidianità dei cittadini. Durante l’estate, sciami di droni ucraini hanno colpito raffinerie, fabbriche e infrastrutture logistiche in diverse regioni della Federazione, alimentando un senso di vulnerabilità. I sondaggi interni indicano una crescente ansia per l’andamento del conflitto e per le possibili evoluzioni future.
La stretta politica: Yabloko fuori dalla scheda
Il Cremlino ha ulteriormente irrigidito il quadro politico. Il mese scorso la Corte Suprema ha escluso Yabloko, partito liberale e pacifista, dall’elezione federale. I giudici hanno accolto il ricorso del partito nazionalista Rodina, sostenendo che Yabloko avrebbe ricevuto finanziamenti dall’estero e violato norme sulla campagna elettorale. La Commissione Elettorale Centrale ha quindi rimosso Yabloko. In campo vi sono altre dieci forze.
Una Duma senza sorprese
La nuova Duma che emergerà dal voto sarà, con ogni probabilità, nel segno di Russia Unita. In un contesto segnato dalla guerra e dagli attacchi dall’esterno, il voto di questi giorni è destinato a tradursi in una conferma del sistema politico costruito dal Cremlino.
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