L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Sicurezza civile e militari, il confine delle libertà

di Giuseppe Tiani -


La domanda di sicurezza merita risposte all’altezza della paura e delle libertà dei cittadini. Preoccupa il clima nel quale si discute di nuovi compiti per i militari nelle città. Misurare l’autorevolezza dello Stato dal numero delle mimetiche in strada rischia di confondere la forza delle istituzioni con l’esibizione della forza. Una democrazia liberale deve proteggere senza trasformare l’emergenza in un diverso assetto dell’ordinamento.

Il dossier del Viminale di Ferragosto indica una diminuzione dei delitti registrati nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato da riconoscere al lavoro del personale delle forze di polizia e alla direzione politica del Ministro dell’Interno. Il dato nazionale non descrive però ogni quartiere e non cancella la paura di chi subisce un’aggressione o teme di rientrare a casa. La percezione incorpora vulnerabilità, degrado e fiducia nella risposta pubblica. Governare significa tenere insieme queste dimensioni, senza liquidare la paura né accreditarla come prova di un collasso generale.

Il ruolo dei militari nella sicurezza pubblica

Da tempo gli interventi del Ministro Crosetto riaprono il tema del ruolo dei militari nella sicurezza pubblica. Il ministro ha indicato nel rafforzamento dei Carabinieri una soluzione preferibile all’aumento dei soldati in strada. Crosetto è cofondatore di Fratelli d’Italia e il suo peso politico amplifica la portata delle proposte della Difesa. Su una materia tanto delicata per le libertà, ogni ampliamento di competenze merita risposte.

Quali nuovi compiti si intendono attribuire ai militari? Con quali responsabilità e rapporti con le autorità di pubblica sicurezza? Il concorso delle Forze armate ha una cornice legislativa che consente servizi congiunti. Ben diverso sarebbe affidare ai soldati autonome funzioni di controllo del territorio o compiti di polizia giudiziaria. L’efficacia si misura nei servizi ai cittadini. L’allargamento delle attribuzioni di un ministero non è, di per sé, maggiore sicurezza, ma maggiore concentrazione di potere.

Difesa e lavoro di polizia richiedono preparazioni specifiche. Carabinieri e Guardia di Finanza sono già forze di polizia. La legge 121 del 1981 ha costruito un’architettura civile capace di coordinare professionalità diverse. Devono restare ferme le attribuzioni del ministro dell’Interno, del capo della Polizia, dei prefetti, dei questori e delle autorità locali di pubblica sicurezza. Questo patrimonio, espressione di un’anima social-liberale nata dall’incontro tra libertà della persona, solidarietà, uguaglianza sostanziale e funzione sociale dello Stato, ha accompagnato risultati storici contro terrorismo e mafie.

Il precedente in Francia

La Francia offre un precedente sul quale il centrodestra italiano dovrebbe riflettere. Sarkozy promosse il passaggio della Gendarmeria nazionale al ministero dell’Interno, sancito dalla legge del 3 agosto 2009, conservandone lo status militare. In Francia il Ministero dell’Interno dirige polizia e gendarmeria in materia di ordine pubblico e polizia amministrativa, ferme le competenze dell’autorità giudiziaria. Sarkozy rafforzò così l’unità di governo della sicurezza sotto la responsabilità dell’Interno.

La cultura dell’ordine è garanzia democratica solo se si riconosce nella direzione civile dei prefetti e nel coordinamento dei questori. La presenza di un soldato a protezione di un obiettivo sensibile ha una funzione chiara. Preoccupa invece che posti di controllo militari diventino la forma ordinaria del rapporto tra Stato e cittadini. Trasferire nelle città dispositivi propri dei contesti di guerra segnerebbe una regressione civile, politica e culturale. La libertà comprende la possibilità di abitare lo spazio pubblico senza che ogni fragilità sociale sia trattata come una minaccia militare.

Prima di finanziare nuovi compiti militari, perché non costruire nuove scuole di polizia, potenziare le esistenti e finanziare adeguatamente la specificità, remunerando rischi e disagi del lavoro di polizia? La capacità formativa serve ad assumere più poliziotti e adeguare gli organici alle esigenze del Paese. La destinazione del denaro pubblico rivela sempre le priorità politiche. Spostare risorse e attribuzioni di pubblica sicurezza verso la Difesa, senza dimostrarne il beneficio per i cittadini, rischierebbe di modificare gli equilibri di potere lasciando irrisolte le insufficienze dei servizi e le carenze dell’organico.

Sicurezza, tra competenze e priorità

Se la sicurezza è una priorità dell’agenda pubblica, perché non dotare Camera e Senato di una Commissione autonoma per gli Affari interni? Oggi quelle competenze convivono con molte altre nelle Commissioni Affari costituzionali. E, soprattutto, dopo la riforma del Titolo V, la sicurezza integrata, le norme sulla sicurezza urbana, il crescente ruolo dei sindaci e il dibattito sul riordino della polizia locale, perché il Parlamento non avvia un’indagine conoscitiva organica sulla funzionalità del sistema?

Prima di aggiungere funzioni o soggetti è utile verificare cosa ha funzionato, dove si siano create sovrapposizioni, i rapporti tra Stato, territori e autorità di pubblica sicurezza e gli effetti sui diritti del personale. Ordinamenti, organici, formazione, sicurezza pubblica e urbana richiedono competenza e controllo parlamentare.

Si confida nella sensibilità istituzionale di Piantedosi e nella sua cultura civile della pubblica sicurezza, oltre che nella tradizione liberale e cattolico-popolare di Forza Italia, chiamata a vigilare sul rapporto tra autorità e libertà. Governo e Parlamento dovrebbero aprire un confronto sulle riforme partendo da una ricognizione del sistema. La sicurezza non può essere il pretesto elettorale per cambiarne la natura.


Torna alle notizie in home