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Cronaca

Sempio non risponderà ai pm e si sottoporrà a una consulenza personologica

La sensazione è che manchi ormai davvero poco alla richiesta di rinvio a giudizio per l'unico accusato del delitto di Garlasco

di Lino Sasso -


Si scioglie con un giorno di anticipo il dubbio sulla strategia difensiva di Andrea Sempio: il nuovo e unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi non risponderà alle domande dei magistrati.

Sempio non risponderà

Ad annunciare la decisione sono stati gli stessi avvocati Liborio Catariotti e Angela Tecce che in una nota hanno annunciato che Sempio, convocato per domani in procura a Pavia, si avvarrà della facoltà di non rispondere.

La motivazione, spiegano ancora i legali, è dettata dalla circostanza per la quale, non essendo l’indagine ancora chiusa, “il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo”.

Inoltre, proprio alla luce di ciò, il relativo fascicolo, non ancora ufficialmente depositato, non è nella disponibilità della difesa.

Caso Garlasco, “scena muta” dell’unico accusato

Andrea Sempio si presenterà comunque davanti ai magistrati ma farà scena muta. Il tentativo degli avvocati, evidentemente, è quello di carpire qualcosa in più dell’impianto accusatorio in mano agli inquirenti.

Cosa faranno i magistrati?

Dal canto loro, i magistrati, proprio per non scoprire le proprie carte prima del tempo, potrebbero aprire l’interrogatorio e chiuderlo non appena Sempio si avvarrà della facoltà di non rispondere alle domande.

Gli avvocati del 38enne hanno anche annunciato che si riserveranno di chiedere un nuovo interrogatorio una volta avuti gli esiti della consulenza personologica sul loro assistito per la quale è stato incaricato uno psicoterapeuta.

Prossimo il rinvio a giudizio?

Di fatto, però, la sensazione è che manchi ormai davvero poco alla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio. E se il Gip dovesse accoglierla scatterà una nuova convocazione per l’interrogatorio di garanzia. Anche in questa fase la difesa potrebbe optare affinché il proprio assistito non risponda alle domande dei magistrati.


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