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LIBERALMENTE CORRETTO – Il valore etico della motosega di Milei /9

di Michele Gelardi -


La motosega di Milei difende il libero associazionismo contro l’invadenza e la furia omologatrice della burocrazia.  Sottraendole risorse, limita gli effetti sociali nefasti del novello pedagogo “politicamente corretto”.

Mentre la Dottrina Sociale della Chiesa riconosce “soggettività” al corpo sociale, che si compone di gruppi intermedi tra le persone fisiche e gli apparati istituzionali, la burocrazia, per sua stessa natura, tende a fagocitarli. La soggettività esprime la titolarità di diritti, sicché presuppone l’autonomia decisionale del soggetto. 

S’intende che l’esercizio concreto dell’autonomia comporta necessariamente il pluralismo del modus operandi, ma proprio siffatto pluralismo è inviso alla burocrazia, che tende, per indole genetica, a instaurare il regno dell’uniformità e dell’omologazione, in omaggio al principio della par condicio civium. 

Beninteso il rispetto di tale principio è indispensabile nei campi che appartengono alla competenza esclusiva dello Stato, nel perseguimento dell’interesse comune, ma è oltremodo pernicioso quando è in ballo l’orientamento culturale dei cives.  Sottrarre spazio alle famiglie, alle associazioni volontarie e alle Chiese inaridisce la società, impoverendola della molteplicità di apporti culturali.  

La migliore esemplificazione possibile ci viene dalle sorti della scuola italiana, divenuta nel tempo “burocraticodipendente”.

I  docenti dedicano molto più tempo alla stesura di fantomatici “progetti” educativi, alla compilazione di formulari, alle diatribe interpretative delle direttive ministeriali e alle mille incombenze “protocollari”, che non all’insegnamento; i discenti, per parte loro, non sono motivati ad imparare, perché nel regno dei todos caballeros l’eccellenza non esiste, vige la mediocre uniformità. E la furia omologatrice delle circolari ministeriali ha investito anche la scuola privata, costretta a “parificarsi” a quella pubblica nei programmi e nei metodi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli studenti italiani occupano gli ultimi posti in tutte le classifiche mondiali di apprendimento. Ma desideravano forse questo risultato i volenterosi burocrati ministeriali? Certo che no.

Il loro amorevole impegno, profuso senza risparmio di energie, era ed è diretto, in primo luogo, a  proteggere bisognosi e disagiati (BES e DSA). E qui si tocca il punto di fondo.  La burocrazia non conosce bisognosi e disagiati in quanto persone fisiche, ma “tipi” senza volto, categorie astratte. L’uniformità che ne deriva è di per sé un male, perché non consente di discernere il caso concreto.

Viene meno  dunque l’elasticità necessaria, perché l’autonomia decisionale del corpo intermedio è stata sostituita dall’autoritarismo burocratico.

Un’altra esemplificazione ci viene dalla tragica vicenda della famiglia del bosco. Che possa esistere una forma di educazione diversa da quella “ufficiale” non può sfiorare la mente del burocrate, illuminata dalla “norma”.  Se poi questa norma, non rispettando l’autonomia della famiglia, gli dà agio di intervenire in vicende famigliari, il gioco è fatto.

L’assistente sociale, che si sostituisce alla famiglia, non può accettare l’educazione che fa a meno della scuola omologata, sottoposta all’ortodossia ministeriale nei metodi e nei programmi. I bambini saranno pure istruiti a sufficienza, non avranno ritardi cognitivi, ma quel modello educativo non è a norma; nuoce al novello totem dell’uniformità e della “parificazione” sociale.

Dai due esempi si può trarre una morale generale. Lo Stato che non accetta l’autonomia delle istituzioni sociali nega di fatto il pluralismo culturale, poiché estende oltre misura il vigore della par condicio civium, necessaria sì per tutelare il cittadino contro la coercizione dell’autorità pubblica, ma assolutamente inappropriata nei casi in cui questa vorrebbe “aiutarlo”. 

Gli “aiuti” di Stato soffocano gli apporti volontari e diversificati della società civile, intrappolandoli nella gabbia delle direttive ministeriali e delle procedure burocratiche. Per questa ragione è benvenuta la motosega di Milei che ridimensiona il regno dell’uniformità e restituisce linfa vitale al pluralismo associativo. 

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